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Condannata la blogger siriana

Tal al-Mallouhi, blogger siriana di 19 anni, è stata condannata a cinque anni di carcere per «cooperazione con un paese straniero», ovvero gli Stati Uniti, dalla Corte suprema di Sicurezza dello Stato di Damasco.
Lo ha reso noto il Syrian Observatory for Human Rights. La giovane, era stata arrestata nel dicembre del 2009 dalle autorità siriane, ed è nipote di un ex ministro, ha ricordato l’Osservatorio, che opera da Londra e ha inviato un comunicato sulla vicenda a Nicosia.
In ottobre il giornale siriano Al Watan aveva annunciato che Tal al-Mallouhi era stata accusata di spionaggio per conto dell’Ambasciata americana in Egitto.
In difesa della 19enne era scesa in campo anche l’amministrazione Obama che ne aveva chiesto la liberazione «immediata». Secondo le organizzazioni per i diritti umani, la Corte Suprema è un tribunale speciale che non offre garanzie processuali.
Human Rights Watch ha raccontato che la blogger, arrestata il 27 dicembre 2009, è stata tenuta a lungo senza contatti con l’esterno.

Fonte: Corriere della Sera.

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Kabul: il giardino delle donne

Un posto dove le donne sono libere. Un giardino dove a crescere non sono solo i fiori, ma le opportunità.
L’Italia e gli Stati Unitihanno lavorato insieme in Afghanistan per costruire il Giardino delle donne a Kabul: lo Sharara Garden. L’inaugurazione è avvenuta alla presenza dell’Ambasciatore italiano, Claudio Glaentzer, del Ministro degli Affari Femminili, Husun Bano Ghazanfar, dell’Ambasciatore americano Karl W. Eikenberry, e del Responsabile Paese della ONG Care. Il giardino è stato riabilitato da USAID e Care con la collaborazione del Governo italiano, e le strutture costruite dalla Cooperazione Italiana: il Training center, il ristorante Hamesha Bahar, e l’asilo per i bambini delle donne che frequentano il Giardino.
Allo Sharara Garden le donne di Kabul gestiscono alcuni negozi, passeggiano, chiacchierano, seguono corsi di formazione professionale, come quelli avviati nel 2004 nell’ambito del progetto italiano di Formazione Professionale e Imprenditoria Femminile.
Un programma pilota, forse unico nel suo genere, perché ha insegnato a un gruppo di donne vulnerabili mestieri per lo più riservati agli uomini, come il taglio e la lavorazione delle gemme, l’assemblaggio di apparecchi solari e fotovoltaici, la riparazione di strumenti elettronici, la ristorazione e il catering.
Le donne coinvolte nel programma hanno dato vita a quattro piccole imprese, ormai indipendenti che costituiscono un esempio di emancipazione economica e di sviluppo sociale. Sultan Razia intaglia pietre e crea gioielli, Tolo-e-Shams lavora nel settore dell’elettronica e del fotovoltaico, Mushtari offre servizi di catering mentre Hamesha Bahar, l’unica attività ad avere ancora sede nel Giardino, è l’unico ristorante-pizzeria gestito da donne in tutta Kabul.
A gennaio del 2011, il Training Centre della Cooperazione Italiana avvierà nel Giardino delle Donne un nuovo ciclo di corsi di formazione professionale.

Fonte: MaE.

Operazione Jadewa

Avete anche voi una wish-list di letture?
Bene.
Grazie alla mia ho incrociato il romanzo di Marco Catana.
Ho un quaderno sul quale riporto i titoli di libri che possono interessarmi: consigli colti al volo in tv, riviste e quotidiani.
Poi, quando raccimolo abbastanza copechi per un ordine consistente ritorno sui vari siti di vendita libri e compilo la mia commessa.
Quando scegliete di visionare un titolo a fondo pagina c’è sempre una sezione fonte per me di inaspettate scoperte “Chi ha acquistato questo libro ha letto anche…” .
Ed è così che sono arrivata ad “Operazione Jadewa”.
A dire la verità spesso rifuggo da scritti di questo tipo: troppe volte mi sono ritrovata tra le dita delle pagine cariche di una melassa stucchevole ed pindarica.
“Normalmente disponibile in tre settimane”.
Troppo.
Mi rivolgo alla casa editrice, ed in due giorni è a casa mia.

Come da prefazione, quello di Catana è un vero e proprio romanzo d’azione

[…] una profonda riflessione sul mondo e sugli uomini, sulle differenze culturali che ci dividono e ci uniscono al di là delle frontiere politiche.

Sin dalle prime righe si capisce come l’autore conosca molto più che a fondo la tematica del racconto.
Alcuni lo paragonano ad Andy McNab, che anche io leggo sempre con piacere.
E non posso che confermare: sia per i particolari sulle tecniche di attacco e difesa che per le sfumature delle due religioni con le quali convive.
Tuttavia penso che Catana abbia una sensibilità più accentuata e ricca.
E tutto questo si ritrova nello stile di scrittura: i registri sono eterogenei, e vanno ad accomodarsi nei vari scenari che fanno da cornici alla narrazione.
Ad scortarli due linee rosse, sottilissime ma ben marcate.
Da una parte abbiamo la Fede: solida e prezioso cemento per le azioni dell’uomo.
Dall’altra il flusso di adrenalina che spinge ulteriormente il valore del soldato.

Il protagonista è un agente speciale italiano che troviamo in un campo di addestramento sperso in una polverosa e proibitiva porzione di terra afghana, sporco e stanco per il lungo ed arduo addestramento imposto dai suoi carcerieri.
Il motivo è semplice: sequestrare militari occidentali, trattenerli a lungo ed inculcare a forza nelle loro menti sia i dettami delle organizzazioni terroristiche (col pilastro fondamentale della religione islamica) che l’odio verso il loro Paese d’origine (che li ha abbandonati al proprio destino).
Ha superato prove fisiche impossibili, così come ore di insegnamenti per acquisire ogni minimo dettaglio riguardante la cultura ed il culto del territorio che da due anni lo sta ospitando. Questo ha fatto di lui uno dei migliori elementi, a detta del Capo:

Per questo tuo incarico non sarai elevato a Shahid. Non possiamo perderti, quindi niente missioni in cui sacrificherai la tua vita. Almeno per ora.
La settimana scorsa mi sono recato in Iran dove ho ricevuto delle direttive molto precise su come utilizzarti: una missione per screditare il Vaticano, un piano che potrebbe stravolgere il corso della storia occidentale.

Di questo disegno non vi scoprirò alcun particolare.
Perché è così ben articolato, descritto e congeniato che sarebbe un scellerato anche solo accennarne.
Ed è un qualcosa di così incredibile da lasciare di stucco lo stesso agente:

Parlammo delle armi e delle varie tecniche che pensava di utilizzare per colpire l’occidente.
In realtà sembravano più racconti di fantasia usciti dalla mente di un formidabile vignettista, piuttosto che attacchi concreti che potevano realizzarsi.

Da qui riprende il viaggio a ritroso che lo farà tornare in Europa.
Con la paura di poter essere nuovamente ceduto od ucciso.
Con lo stream of consciousness che accompagna le lunghissime ore del viaggio incappucciato.
Con Fede, Speranza ed Amore come pilastri sui quali appoggiare il senso della propria vita.

Su queste basi macina chilometri, stanchezza ed ore passate in solitudine nelle camere d’albergo.
Ed è proprio quando cerca di abbandonarsi al riposo che Catana ci regala le pagine più belle di tutto il romanzo.
Tuffi a quello che ha vissuto nel passato, che fanno sobbalzare il cuore del protagonista mentre permettono al lettore di vivere la sua fatica, assaporare quel povero cibo dal gusto a volte inesistente, di patire la sete che lo accompagnava negli allenamenti.
Ma anche di incantarsi davanti ad un tramonto nel deserto o l‘alba blu profondo di una città europea.
Di afferrare due occhi dolcissimi che ci guardano.
Di respirare insieme a lui sotto i comandi decisi ma posati del dottor Franco.

Accattivanti i cambi di ritmo.
Non sono mai monocolore: ed in questo mi ricordano il simbolo dello ying e dello yang. Una parte nera con un punto di bianco, una sezione bianca con un punto di nero.
Le situazioni di riposo sono sempre mantenute in tono dalla preoccupazione e dall’adrenalina per la missione. Perché spesso la calma può nascondere i peggiori inganni.
E le azioni in solitaria o in gruppo non sono mai una corsa a perdifiato carica di adrenalina per gigioneggiare col lettore.
C’è la mano del professionista: sa che la calma in certe situazioni può salvarti la pelle. Ed è con pazienza, sangue freddo e rapidità che permette ai nostri occhi di viaggiare veloci, paralleli ai suoi, facendoli muovere spediti tra le pagine che sembrano quasi inesistenti grazie all’attrattiva e all’eleganza della narrazione.

Una volta letta l’ultima pagina di questo libro quel che rimane è un’emozione assoluta pensando ai tanti agenti (uomini e donne) che ogni giorno lavorano negli ingranaggi dell’orologio piuttosto che come firma sul quadrante, senza foto sui giornali, senza troppi riconoscimenti pubblici ma con l’orgoglio puro che è dentro di loro.

Ed un mio pensiero è volato oltre il mare, le due e le montagne, fino ad arrivare ad un volto che ne rappresenta milioni, la giovane Jasmine

…che non aveva nemmeno il diritto di poter piangere tranquillamente…

Titolo: Operazione Jadewa
Autore: Marco Catana
Ed: Kimerik, 198 pagine, 14,50 euro.

Somalia: il ruolo dell’Italia per la stabilita’ della regione

Ferma condanna ma anche un appello alla comunità internazionale ad affrontare con determinazione la sfida del terrorismo fondamentalista islamico Al-Shabaab anche per evitare gravi conseguenze nel Corno d’Africa: sono stati espressi dal Ministro Franco Frattini dopo il “vile attacco” terroristico all’hotel Muna di Mogadiscio.

L’Italia sostiene con convinzione l’azione dell’Unione Africana che con i suoi 6mila uomini di Amison combatte le milizie islamiche fondamentaliste per evitare il collasso delle istituzioni somale e per la stabilita’ della regione. Il governo italiano continuerà nella sua attività di assistenza al consolidamento delle strutture governativo-ministeriali somale e alla formazione delle forze di pubblica sicurezza, di polizia di frontiera e andando incontro ai bisogni della popolazione con aiuti umanitari e riattivando strutture ospedaliere della capitale.

Un milione di euro sono stati stanziati a favore delle forze di sicurezza somale mentre e’ in corso un programma di formazione di funzionari polizia di frontiera a cura della nostra Guardia di Finanza, ed è in fase di definizione un programma di addestramento in Kenya, tramite l’UA, di poliziotti somali a cura dei nostri Carabinieri. L’Italia e’ impegnata proprio in questi giorni in passi congiunti UE/USA/UA in numerose capitali, africane e non, per sollecitare aiuti per il rafforzamento di AMISOM e TFG.

L’ammontare complessivo dell’aiuto finanziario dell’Italia dal 2009 ad oggi in favore delle istituzioni transitorie somale è pari a 27,2 milioni di euro. Le somme gia’ erogate sono cosi’ ripartite: 4 milioni a favore delle forze di sicurezza somale; 5 milioni di euro a favore della missione di pace dell’Unione Africana (AMISOM); 1,7 milioni di euro a favore del Governo somalo (Ufficio Primo Ministro e Ministeri degli Esteri, dell’Interno, delle Finanze e della Sicurezza Nazionale); 8,3 milioni di euro di aiuti umanitari tramite le Agenzie ONU e sul canale dell’emergenza.
Nonostante la situazione d’instabilità politica e lo stato delle condizioni di sicurezza, la Somalia permane un Paese prioritario nell’azione della Cooperazione italiana. La Cooperazione ha, infatti, ritenuto opportuno assegnare la massima attenzione ad un Paese nel quale, alla fine del 2009, circa 3 milioni di individui necessitavano di assistenza umanitaria e gli sfollati erano circa 1,2 milioni, e verso il quale tra il 1981 ed il 2009 l’Italia ha elargito contributi a dono per un totale di circa 755 milioni di euro.

La strategia della Cooperazione italiana cerca di seguire il duplice approccio di fornire assistenza, da un lato, la popolazione, e sostenere, dall’altro, le fragili istituzioni governative, in coordinamento con gli interventi della comunità internazionale. Sul medio-lungo termine rilevano i due documenti programmatici, il Reconstruction Development Programme, redatto da UNDP e World Bank, ed il Joint Strategy Paper, redatto insieme ai membri più attivi della Commissione Europea in Somalia e con la Norvegia.

La Somalia è uno dei Paesi che beneficiano dei fondi del Decreto Missioni, in base al quale il Governo italiano autorizza iniziative di cooperazione in aree di crisi umanitaria e di conflitto; nel 2009 sono stati assegnati per Mogadiscio circa 5,5 milioni di euro. Quanto al 2010, le risorse finora deliberate sono state pari a circa 3 milioni di Euro e verranno utilizzate per iniziative che contribuiscono ad alleviare le criticità somale nei settori shelter, acqua, salute ed educazione.

Particolarmente significativa l’assistenza fornita dalla Cooperazione Italiana al sistema sanitario con la prosecuzione, tramite UNOPS, del sostegno a 12 ospedali in Somalia, distribuiti in Somaliland, Puntland e Somalia centro-meridionale, con l’obiettivo di contribuire alla fornitura di servizi e migliorare la disponibilità e l’accesso all’assistenza sanitaria nelle aree selezionate per la popolazione stanziale e sfollata.

Fonte: MaE.

Area Adriatico-Balcanica: verso lo sviluppo coordinato

Lo sviluppo dell’area Adriatica-Balcanica non più in ordine sparso ma nell’ambito di un coordinamento e secondo linee strategiche declinate in particolare sui temi di energia, trasporti, settori finanziari e assicurativi. E’ l’obiettivo del Forum ‘Gli scenari dello sviluppo dell’area adriatico-balcanica’ che si svolge oggi, lunedi 8 e domani, martedi’ 9 marzo a Gorizia, ed è l’idea che il Ministro Franco Frattini insieme con il Sottosegretario Alfredo Mantica, porterà ai suoi interlocutori: governi, Commissione europea, enti locali, organismi finanziari, imprese pubbliche e private. L’idea, cioe’, che il rapporto bilaterale tradizionale non basta più: bisogna, ora, puntare a un’area di libero scambio e di sviluppo equilibrato delle economie territoriali. Secondo Frattini “Lo sviluppo dell’area adriatico-balcanica costituisce una linea prioritaria della politica del governo”. La necessità è ora quella di costruire una “rete lunga” di collaborazione tra tutti i paesi adriatico-balcanici, coerente con la politica internazionale e comunitaria sia settoriale che di area. I Paesi coinvolti dall’iniziativa sono quelli dell’area Adriatico-Balcanica in senso stretto (Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Macedonia, Montenegro, Romania, Serbia e Slovenia), insieme alla Grecia ed alla Turchia, in considerazione della forte influenza politico-economica nell’area.

L’iniziativa, organizzata dalla Regione Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con il MAE/Unità Sistema Paese, Friuladria Crédit Agricole e con il coordinamento scientifico e tecnico di Eurispes, e’ strutturata come un percorso pluriennale: i seguiti del Forum, pertanto, saranno monitorati anche per poter realizzare le edizioni successive a cadenza annuale. L’auspicio è quello di costituire in futuro un Gruppo permanente di lavoro inteso a garantire il “follow up” dell’iniziativa e – se del caso – di creare un Segretariato Tecnico permanente dell’International Desk, con sede in Friuli Venezia Giulia.

Alla sessione di apertura oltre al Ministro Frattini sono previste le presenze del Ministro dell’Energia e dell’Industria Mineraria della Repubblica di Serbia Skundric, del Vice Ministro dei Trasporti del Montenegro Vukcevic, del Presidente della Regione Friuli Tondo, del Sindaco di Gorizia Romoli, e dei Presidenti di INCE e IAI, mentre alla sessione di. Chiusura oltre al Sottosegretario Mantica sono previste le presenze del Segretario di Stato del Ministero dell’Economia della Romania Parcalabescu e del Ministro dell’Economia, del Lavoro e dell’Impresa della Croazia Popijač.

Il Forum, che si articola in due giornate di lavori, inizierà lunedì 8 marzo con la sessione di apertura, dedicata alle scelte strategiche di sviluppo ed alla proiezione internazionale dell’area Adriatico-Balcanica. Nel pomeriggio dello stesso giorno, sono previsti, in sequenza, due tavoli tematici, rispettivamente sul tema energia, incentrato sulla diversificazione delle fonti energetiche in un’ottica di autonomia dell’area, e sul tema trasporti, con focus sulla rete dei porti. Il giorno successivo, martedì 9 marzo, è previsto il tavolo finanziario-assicurativo, dedicato ai nuovi modelli finanziari, assicurativi e di garanzia. Seguirà la sessione conclusiva in cui verranno esposti i risultati dei tavoli tematici e presentate le possibili forme di collaborazione tra i Paesi partecipanti

Le Ambasciate italiane dell’area balcanica hanno fattivamente contribuito alla realizzazione dell’evento, valorizzando e promuovendo i contenuti del Forum presso le rispettive Autorità di accreditamento e fornendo un utile sostegno nell’individuazione dei rappresentanti istituzionali e degli operatori privati, invitati in qualità di relatori e delegati.

Fonte: MaE.