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Una firma bipartisan contro le mutilazioni genitali

Mara Carfagna ed Emma Bonino hanno firmato stamani, a Palazzo Chigi, il petalo rosa simbolo della campagna mondiale contro le mutilazioni genitali femminili promossa in Italia da Aidos e Amnesty International.
Una campagna, ha sottolineato la presidente di Aidos Daniela Colombo, che ha l’obiettivo di raccogliere 8.000 firme al giorno, perché tante sono nel mondo le bambine che in media rischiano di subire mutilazioni dei genitali, circa 3 milioni all’anno.
In Europa sono 500mila le donne che hanno subito una qualche forma di mutilazione genitale, e sono 38.000 le donne straniere residenti in Italia e con regolare permesso di soggiorno che nel loro Paese hanno subito questa violenza. Circa mille le bambine straniere che vivono nel nostro Paese che sono a rischio di subire una qualche forma di mutilazione genitale.
Aidos e Amnesty hanno chiesto al ministro per le pari opportunità un impegno affinché le vittime di Mgf possano ottenere il diritto di asilo, la legge contro le Mgf («la migliore al mondo») sia ri-finanziata, e affinché il suo dicastero mantenga la leadership su questa materia: «non è materia per le Regioni» hanno spiegato.
«L’Italia», ha risposto Mara Carfagna, «è in prima linea nella lotta alle Mgf e nella richiesta di una risoluzione dell’Assemblea generale dell’Onu per metterle al bando, grazie anche alla sensibilità del ministro degli esteri Franco Frattini. Speriamo di convincere i Paesi africani, finora piuttosto tiepidi». «Questo è un momento cruciale della campagna contro le mutilazioni», ha detto la senatrice radicale Bonino, «vogliamo una risoluzione entro l’anno. Cambiare si può: su 29 Paesi dove si praticano le Mgf, 19 hanno ottenuto una legge nazionale di interdizione».

Fonte: Il Secolo XIX .

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G8 in Canada: lotta al terrorismo e la questione del disarmo

Terrorismo, non proliferazione e situazioni di crisi che minacciano la sicurezza internazionale. Sono questi i principali temi su cui si confronteranno, il 29 e il 30 marzo prossimi a Gatineau, in Quebec, i Ministri degli Esteri del G8 riuniti sotto la Presidenza canadese..
Il G8 Esteri di Ottawa sarà l’occasione, in tema di terrorismo, per fare il punto sull’Afghanistan, tra la Conferenza di Londra del gennaio scorso e la prossima, prevista a Kabul per l’inizio di giugno.
Ma anche sulla situazione in Yemen e Somalia, che vedrà il Ministro Franco Frattini aprire la discussione, in considerazione del ruolo propulsivo dell’Italia nella costituzione del gruppo ‘Friends of Yemen’, così come per la parte attiva svolta nelle riunioni dell’International Contact Group per la Somalia..
L’Italia, con la Presidenza del G8 nel 2009, ha dato forte impulso alla lotta al terrorismo (Vertice de L’Aquila, Ministeriale Esteri di Trieste, riunioni del Counter Terrorism Action Group-CTAG a Nairobi e a Sana’a) ed è stata il primo Paese ad evidenziare i rischi globali connessi con questo e con altri fenomeni destabilizzanti, dalla pirateria al contrabbando, ai traffici di armi, di droga e di esseri umani.
Per quanto riguarda la non proliferazione i lavori, in vista della Conferenza di Riesame del Trattato (TNP), vedranno la partecipazione del presidente della Conferenza, il filippino Libran Cabactulan e particolare attenzione sarà data alle specifiche situazioni di Iran e Corea del Nord. Sarà inoltre discusso il tema dell’annunciata firma dello Start 2 tra Usa e Russia, attesa per l’8 aprile prossimo.
Sul fronte dei colloqui sulle aree di crisi (“Security Vulnerabilities”), la Presidenza canadese ha deciso di riservare un’attenzione specifica al possibile contributo del G8 per rimediare alle “fragilità istituzionali” – foriere anche di effetti destabilizzanti per la sicurezza internazionale – ad Haiti, in America Latina e in Medio Oriente..

Fonte: MaE.

Contributo alla Stampa afghana

Valorizzare il contributo italiano in Afghanistan e avvicinare la popolazione afghana alla missione internazionale, attraverso il contributo della stampa locale.
In questo orizzonte si sta svolgendo in questi giorni l’Italia-Afghanistan Media Forum, organizzato dal Servizio Stampa del Mae, e che ieri ha visto un confronto tra venti giornalisti afghani e dei colleghi italiani, alla Farnesina, alla presenza del Ministro Franco Frattini.
I giornalisti afghani ospiti in Italia sono impegnati (dal 14 al 20 marzo) in incontri istituzionali, training presso organi di informazione, partecipazioni a trasmissioni televisive e radiofoniche.
L’obiettivo è di migliorare le proprie competenze e allo stesso tempo di raccontare le proprie esperienze agli italiani.
Lo stesso Ministro Frattini ha sottolineato l’importanza del ruolo della stampa afghana, a cui si chiede di ”raccontare che la coalizione sotto guida Onu è in Afghanistan per portare pace e democrazia”, e ”noi attraverso di voi dobbiamo guadagnare la fiducia della popolazione”.
Una delle sfide principali per l’Afghanistan resta la sicurezza, che però secondo Frattini non ”è un fine, ma uno strumento per permettere alle istituzioni di funzionare meglio e di far crescere l’economia”.
In questo senso, ha ribadito il Ministro, ”l’impegno per la ricostruzione civile è prioritario”. I giornalisti afghani hanno posto ad esempio il problema della povertà, tra le principali fonti di reclutamento per i terroristi. Poi ancora la bassa scolarizzazione.
A questo proposito il Ministro Frattini ha accolto la proposta dei giornalisti afghani di pensare a delle borse di studio per accogliere 40-50 giovani l’anno nelle università italiane.
Un altro ostacolo alla democrazia, ha sottolineato una giornalista afghana, è la non completa emancipazione della donna. L’Italia sta facendo molto, ha detto Frattini, ricordando i corsi di formazione professionale e assistenza sanitaria ad Herat e evidenziando che il 60% degli aiuti italiani sono destinati alle donne. Dai giornalisti afghani è arrivato anche un appello a non disperdere gli aiuti.
Frattini ha risposto che l’80% degli aiuti verrà progressivamente dato direttamente al governo di Kabul.
La stella polare, ha assicurato il Ministro, è la ownership afghana, sia nella sicurezza che in ambito istituzionale ed economico.

Fonte: MaE.

Obiettivo chiave: stabilizzare la Bosnia.

Balcani ormai inseriti in un processo di avvicinamento all’Europa. Da Gorizia dove ha partecipato al Forum su “gli Scenari dello sviluppo dell’Area Adriatico-Balcanica”, il Ministro Franco Frattini ha fatto il punto su problemi e prospettive di un’area da sempre “prioritaria” per l’Italia, mentre il Sottosegretario Alfredo Mantica, nel concludere la due giorni di lavori del Forum, ha detto che “all’Adriatico e allo Ionio serve il ‘modello’ baltico. Quei Paesi – ha sottolineato Mantica – hanno saputo fare del loro mare una straordinaria via di comunicazione e di trasporti. Così – ha spiegato – noi dovremo essere in grado di fare con i nostri due mari”.

Sulle problematiche relative al processo di integrazione europea il Ministro Frattini ha ricordato che la Bosnia rimane l’anello debole della stabilizzazione dei Balcani, ma “non dobbiamo – ha detto Frattini – sprecare il 2010 in attesa delle elezioni dell’autunno” e fare, dunque, dei passi avanti a partire dalla liberalizzazione dei visti, così come avvenuto per altri paesi dei Balcani. Ma il nodo chiave resta quello di passare dalla logica degli accordi di pace di Dayton a quella di avvicinamento all’Europa. In particolare, secondo il Ministro, è importante chiudere l’ufficio dell’Alto rappresentante (istituito proprio da Dayton nel 1995) e passare a un ruolo guida da parte dell’Unione Europea. “A quindici anni da Dayton il contesto bosniaco continua a registrare difficoltà a procedere verso una definitiva stabilizzazione”. In questa prospettiva, Frattini ha sottolineato l’importanza della Conferenza sui Balcani che si terrà a giugno a Sarajevo, città che la “merita politicamente”, perché è stata un simbolo di guerra ma ora è un simbolo di rinascita. Una conferenza, fortemente voluta dall’Italia, che sarà a guida europea ma con il coinvolgimento chiave di Stati Uniti e Russia.

Tuttavia, la “questione Balcani’ è ampia, e se da una parte il futuro dell’area dipende dalla volontà di riforme dei governi locali per raggiungere gli standard europei, dall’altra è fondamentale la risposta che l’Ue saprà dare alla domanda d’Europa che viene da oltre Adriatico. Ed è strategico, pur nelle specificità nazionali, creare un’integrazione delle reti di comunicazione e sistemi di approvvigionamento energetico interbalcanico e con l’Italia. L’obiettivo è un’area di libero scambio e di sviluppo equilibrato delle economie territoriali. Un’altra corsia, assieme a quella della stabilità politica, per l’ avvicinamento all’Europa.

Il Sottosegretario Mantica ha parlato dell’Iniziativa Adriatico-Ionica (Iai) che raggruppa otto paesi dell’area, alcuni dei quali “interessati anche all’Iniziativa adriatico-balcanica”, e dell’attività dell’Ungheria “che il prossimo mese lancerà l’Iniziativa danubiana”. “Dovremo essere in grado di attirare i Paesi di nuovo ingresso in Europa o di prossima adesione verso le nostre grandi linee di comunicazione – ha spiegato Mantica – tenendo conto che le linee generali della strategia per l’Adriatico-Ionio dovrebbero riflettere le specificità della regione, per fornire risposte congiunte alle sfide e ai problemi comuni dei Paesi rivieraschi e non. Si tratta di creare un sistema inclusivo e non esclusivo”. Mantica ha invitato i diversi enti e strutture coinvolte e già operanti in queste aree, a partire dall’Ince, la cui missione – ha sottolineato – va rapidamente modificata, per fare sistema “perché – ha detto – si tratta di una strategia che rimarrà negli anni a venire, un’asse che assicurerà il pieno ritorno in Europa di mari e territori che europei sono sempre stati’’.

Fonte: MaE.

Area Adriatico-Balcanica: verso lo sviluppo coordinato

Lo sviluppo dell’area Adriatica-Balcanica non più in ordine sparso ma nell’ambito di un coordinamento e secondo linee strategiche declinate in particolare sui temi di energia, trasporti, settori finanziari e assicurativi. E’ l’obiettivo del Forum ‘Gli scenari dello sviluppo dell’area adriatico-balcanica’ che si svolge oggi, lunedi 8 e domani, martedi’ 9 marzo a Gorizia, ed è l’idea che il Ministro Franco Frattini insieme con il Sottosegretario Alfredo Mantica, porterà ai suoi interlocutori: governi, Commissione europea, enti locali, organismi finanziari, imprese pubbliche e private. L’idea, cioe’, che il rapporto bilaterale tradizionale non basta più: bisogna, ora, puntare a un’area di libero scambio e di sviluppo equilibrato delle economie territoriali. Secondo Frattini “Lo sviluppo dell’area adriatico-balcanica costituisce una linea prioritaria della politica del governo”. La necessità è ora quella di costruire una “rete lunga” di collaborazione tra tutti i paesi adriatico-balcanici, coerente con la politica internazionale e comunitaria sia settoriale che di area. I Paesi coinvolti dall’iniziativa sono quelli dell’area Adriatico-Balcanica in senso stretto (Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Macedonia, Montenegro, Romania, Serbia e Slovenia), insieme alla Grecia ed alla Turchia, in considerazione della forte influenza politico-economica nell’area.

L’iniziativa, organizzata dalla Regione Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con il MAE/Unità Sistema Paese, Friuladria Crédit Agricole e con il coordinamento scientifico e tecnico di Eurispes, e’ strutturata come un percorso pluriennale: i seguiti del Forum, pertanto, saranno monitorati anche per poter realizzare le edizioni successive a cadenza annuale. L’auspicio è quello di costituire in futuro un Gruppo permanente di lavoro inteso a garantire il “follow up” dell’iniziativa e – se del caso – di creare un Segretariato Tecnico permanente dell’International Desk, con sede in Friuli Venezia Giulia.

Alla sessione di apertura oltre al Ministro Frattini sono previste le presenze del Ministro dell’Energia e dell’Industria Mineraria della Repubblica di Serbia Skundric, del Vice Ministro dei Trasporti del Montenegro Vukcevic, del Presidente della Regione Friuli Tondo, del Sindaco di Gorizia Romoli, e dei Presidenti di INCE e IAI, mentre alla sessione di. Chiusura oltre al Sottosegretario Mantica sono previste le presenze del Segretario di Stato del Ministero dell’Economia della Romania Parcalabescu e del Ministro dell’Economia, del Lavoro e dell’Impresa della Croazia Popijač.

Il Forum, che si articola in due giornate di lavori, inizierà lunedì 8 marzo con la sessione di apertura, dedicata alle scelte strategiche di sviluppo ed alla proiezione internazionale dell’area Adriatico-Balcanica. Nel pomeriggio dello stesso giorno, sono previsti, in sequenza, due tavoli tematici, rispettivamente sul tema energia, incentrato sulla diversificazione delle fonti energetiche in un’ottica di autonomia dell’area, e sul tema trasporti, con focus sulla rete dei porti. Il giorno successivo, martedì 9 marzo, è previsto il tavolo finanziario-assicurativo, dedicato ai nuovi modelli finanziari, assicurativi e di garanzia. Seguirà la sessione conclusiva in cui verranno esposti i risultati dei tavoli tematici e presentate le possibili forme di collaborazione tra i Paesi partecipanti

Le Ambasciate italiane dell’area balcanica hanno fattivamente contribuito alla realizzazione dell’evento, valorizzando e promuovendo i contenuti del Forum presso le rispettive Autorità di accreditamento e fornendo un utile sostegno nell’individuazione dei rappresentanti istituzionali e degli operatori privati, invitati in qualità di relatori e delegati.

Fonte: MaE.

Frattini: la nostra sede resta aperta. Una scossa alla sonnolenta Europa.

Due paesi europei chiudono le ambasciate a Sana’a in ordine sparso, senza consultarsi con gli altri 25. Sorprendente.
E curioso che Franco Frattini telefoni ai suoi colleghi arabi sentendosi dire: «Sei il primo che ci chiama».
Il ministro degli Esteri ha appena dato una scossa a Bruxelles e racconta cosa sta accadendo nella sonnolenta Europa.
«I fatti delle ultime ore dimostrano che nello Yemen si gioca per l’Europa il primo test di credibilità dopo l’approvazione del Trattato di Lisbona, su una delle sfide più delicate, il terrorismo».

Che non riguarda certo solo gli Usa.
«E’ evidente che gli obiettivi dei terroristi includono certamente l’Eurona. La nostra sicu rezza èin gioco, non solo quella degli americani».

L’ambasciata britannica a Sana’a è stata chiusa, poi quella francese…
«Il primo messaggio politico è imporre un coordinamento europeo immediato. Queste non sono decisioni che un paese Ue può prendere senza consultarsi, se non altro perché se si chiudono un certo numero di ambasciate europee, quelle che restano aperte sono ovviamente più esposte. Ho assunto l’iniziativa di chiedere un’immediata riunione sul tema. Ho parlato con la signora Asbton che ha condiviso la richiesta: ci vedremo venerdì 8 gennaio a Bruxelles, il Comitato operativo di sicurezza discuterà le decisioni da prendere».

Ma i francesi si sono accorti che la Ue ha un ministro degli Esteri comune?
«Sono decisioni che vanno ricondotte allo spirito del Trattato di Lisbona. C’è un nuovo ministro degli Esteri che non ha ancora convocato alcuna riunione e che, a mio avviso, avrebbe potuto portare la questione all’attenzione di tutti. La decisione francese è stata presa sulla base di elementi che non conosco: se vi era una minaccia di attentato all’ambasciata, questo avrebbe giustificato la chiusura».

L’ambasciata italiana resta aperta?
«Si, continuerà a operare in una cornice di sicurezza, Abbiamo chiesto un rafforzamento delle misure di sicurezza esterne e ho dato disposizioni per interventi di ristrutturazione interni».

«Ho ritenuto di consultare , sentendo due delle persone che hanno il maggior peso se si parla di Yemen: il capo della Lega araba, Moussa, e il principe Al Faisal, ministro degli Esteri saudita. Entrambi condividono la mia visione sulla necessità che l’Europa entri in azione e siamo d’accordo che per lo Yemen non occorre una soluzione che affronti solo il tema terrorismo ma anche il problema di come prevenire che vi si stabiliscano gruppi terroristici. Serve una riconciliazione nazionale interna allo Yemen, dove operano gruppi estremisti al Nord anti sauditi e autonomisti al Sud, L’Europa può avere un ruolo ma bisogna garantire la leadership araba».

Cosa fare?
«Tre cose: far sentire il sostegno della comunità internazionale al governo yemenita. Giusto è stato invitare lo Yemen alla conferenza di Londra del 28 gennaio».

Avete pensato già a qualche proposta?
«Proporremo di costituire un gruppo di amici dello Yemen , come abbiamo fatto per Pakistan e Afghanistan. Paesi che hanno bisogno di sostegno politico ed economico, Gli Stati Uniti già contribuiscono generosamente, e anche l’italia è pronta a ulteriori contributi.
Già sosteniamo la fornitura di una rete satellitare per il controllo antipirateria».

La seconda cosa?
«Serve uno stretto concerto con gli Usa. Il 25, tre giorni prima di Londra, avrò un bilaterale con la signora Clinton a Washington. Credo dovremo fare un appello a tutti i paesi democratici del mondo di collaborare contro il terrorismo. Bisogna ridare vita in Europa a quel piano europeo antiterrorismo che fu varato dopo le bombe di Londra: lo promossi quando ero commissario europeo nel 2005 e purtroppo è finito in un cassetto. I terroristi hanno scoperto nuove stra de, nuovi esplosivi pi sofisticati che sfuggono ai metal detector, bisogna prendere contromisure».

E poi ci sono gli arabi, «Un raccordo forte col mondo arabo è un’assoluta necessità, La Lega araba è estremamente preoccupata. Quando scopriamo che un gruppo che si riferisce ad al Qaeda nvendica il sequestro dei nostri concittadini in Mauritania, ecco la linea del terrore: va dal deserto del Mali, passa per il como d’Africa attraversa il mare e arriva allo Yemen».

I problemi della sicurezza sono in primo piano. Basta guardareii caos negli aeroporti.
«Bisogna riprendere gli scambi e il coordinamento tra intelligence sui passeggeri del traffico aereo, salvaguardando il diritto alla privacy. Nel 2005 approvammo la conservazione dei dati del traffico telefonico nello spazio Ue per due anni. Non delle conversazioni, ma l’elenco delle chiamate, momento e luogo. Fu grazie a questo che venne arrestato a Roma uno degli attentatori fuggito da Londra».

Fonte: Il Messaggero.

Contro la bomba l’Italia schiera Margelletti

C’è anche l’Italia nella Commissione sulla non proliferazione nucleare, promossa dal Primo Ministro australiano Kevin Rudd.
Il Ministro degli Esteri Franco Frattini ha incaricato, come rappresentante per il nostro Paese, Andrea Margelletti, professore e presidente del Centro Studi Internazionali che ha esordito nel recente meeting di Tokyo e Hiroshima.
La commissione punta a ricompattare il consenso internazionale sul trattato di non proliferazione, da riesaminare nel 2010.

Fonte: Panorama.

andrea margelletti