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Il PRT Italiano realizza quattro progetti in favore delle istituzioni di Herat

Il Provincial Reconstruction Team di Herat – l’unità costituita dal 1° reggimento artiglieria da montagna – ha realizzato quattro importanti progetti a impatto immediato in favore delle istituzioni locali della provincia, per un totale di circa 30.000 Euro.
Primo dei beneficiari è stato il carcere minorile di Herat, al quale i militari italiani hanno fornito condizionatori e ventilatori, oltre a una partita di medicinali. La struttura è stata poi arricchita di una fossa settica e di un nuovo locale per il corpo di guardia.
Il comando della polizia di Herat ha visto potenziare le proprie capacità investigative attraverso l’acquisizione di computer, stampanti, scanner e fotocopiatrici. Insieme al materiale informatico, il PRT ha consegnato 5.000 litri di carburante per i mezzi delle forze dell’ordine.
Sono stati inoltre acquistati materiali d’arredo per la sede Consiglio Provinciale di Herat, l’organo eletto dal popolo a rappresentanza di tutti i distretti della provincia, la cui struttura era stata costruita dal PRT nel 2006.
Il plotone del 1° da montagna distaccato presso la Task Force Centre di Shindand per condurre attività di cooperazione civile-militare ha infine consegnato una’importante partita di medicinali all’ospedale distrettuale di Adraskan.
“Le iniziative rientrano nel novero dei progetti a impatto immediato, che si aggiungono alle realizzazioni a medio e lungo termine intraprese dal PRT di Herat – con un budget di oltre 5 milioni di Euro messo a disposizione dal Ministero della Difesa – secondo le priorità indicate dal Provincial Development Commitee, l’organo governativo provinciale in cui vengono invece definite le priorità dei progetti e di cui il PRT è parte integrante a titolo consultivo”, così ha dichiarato il colonnello Emmanuele Aresu, comandante dell’unità di stanza a Herat nel corso di una delle cerimonie formali di consegna.

Fonte: Ministero della Difesa.

Ad Herat una scuola dedicata a Maria Grazia

«Da quando sono in Afghanistan mi sembra di sentire più forte la presenza di Maria Grazia. È la prima volta dalla morte di mia sorella che un Cutuli viene qui».
Mario Cutuli, il «fratello piccolo» della giornalista del Corriere uccisa il 19 novembre del 2001, parla in un microfono che rimanda la sua voce in un’eco. Prima di lui l’hanno sperimentato il mullah e capo villaggio, le autorità del distretto e della provincia, i militari italiani, il rappresentante della Farnesina e anche un coro di bimbe hazara in foularino bianco. Ognuno a suo modo ha ringraziato gli altri per la costruzione della nuova scuola dedicata a Maria Grazia Cutuli.
Il sole è implacabile e l’ospitalità afghana fa il possibile: ai notabili col turbante arrivano cetrioli e pesche, agli stranieri si offrono bibite in lattina, da un pentolone i bambini a turno bevono limonata con un’unica tazza gialla. Mario Cutuli è commosso. Ha lavorato tanto per queste future otto classi, progettate con i criteri della bioedilizia e del risparmio energetico, immerse in un orto-giardino che servirà anche per le lezioni di un agronomo. «Otto architetti hanno contribuito gratuitamente per onorare ciò che Maria Grazia amava di più di questo Paese: il paesaggio e i bambini». È il giorno della posa della prima pietra. Ci sono stati mesi di trattative, la ricerca del villaggio, degli ok dalla politica e dalla burocrazia afghana. È una festa, ma tutt’attorno ci sono alpini, marò del San Marco, carabinieri in giubbetto anti proiettile ed elmetto, un cordone di sicurezza fatto da blindati anti mina e Land Cruiser corazzate e senza targa. La storia della scuola che verrà può già raccontare tanto dell’Afghanistan. Anche perché questa sarà la seconda scuola dedicata a Maria Grazia. La prima è a Maimanà, in un’area lontana da ogni base militare dove, nel 2004, potevano vivere senza protezione i cooperanti di Intersos che la fecero con fondi Rcs. Il villaggio di Kush Rod, invece, è a 15 chilometri da Herat dove hanno la loro caserma principale 4600 soldati internazionali di cui 3.600 italiani. Il villaggio è stato scelto, tra le altre cose, anche per le garanzie di sicurezza per chi dovrà seguire i lavori, portare 50 computer e garantire il rispetto degli accordi. Perché qui, dice orgoglioso Said Ahmad, il capo villaggio, «siamo tutti mujaheddin, nemici dei talebani. Quando il mullah Omar conquistò Herat, su 3.000 abitanti, 2.500 scapparono in Iran con il comandante Ismail Khan».
Il distretto di Injil dove si trova il paesino è uno di più amichevoli nei confronti della Coalizione anche grazie ai buoni uffici dello stesso Ismail Khan che oggi è ministro dell’Energia. I pashtun, l’etnia che ha sorretto il movimento talebano, qui è solo il 10-20 per cento. Con le fornaci per i mattoni e i canali d’irrigazione per l’agricoltura è tra i distretti più ricchi della provincia che è la più ricca del Paese. Sempre secondo gli standard afghani, naturalmente. L’unica scuola del villaggio è un tugurio di terra battuta, caldo d’estate e freddo d’inverno, troppo piccolo per i 600 studenti. La maggioranza sono femmine visto che i maschi, spiega Jamal Sha, capo della shura, il consiglio degli anziani, «possono anche camminare un po’ di più per arrivare in altre scuole». Attenzione a rallegrarsi, è sempre Afghanistan. «Da noi i bambini non lavorano» si vanta, infatti, Haji Sufi Gulasha, proprietario di due fornaci. «Cominciamo ad assumerli solo dai 10 anni». «Tentiamo di portare il buon governo, non siamo un semplice imbuto attraverso il quale passano i soldi per scuole, ospedali, strade». Chi parla è il colonnello Emanuele Aresu, comandante del Prt di Herat (la squadra di ricostruzione provinciale della Coalizione). È grazie al suo lavoro se, dall’Italia, la Fondazione Cutuli ha potuto preparare l’iniziativa che così, al di là o meno delle intenzioni, rientra nella strategia del generale americano McChrystal: premiare le aree favorevoli al governo di Kabul, invogliare quelle ostili a cambiare alleanza attraverso il pugno di ferro e aiuti concreti.
Un esempio viene dalla provincia di Farah, dove a comandare il distaccamento italiano è il colonnello Franco Federici. «L’anno scorso il villaggio di Shewan sulla strada 517 — racconta — era infestato di “insorgenti”». Truppe speciali Usa e afghane li hanno sconfitti in autunno. «Ora sulla strada ci sono i check point della polizia afghana e noi italiani abbiamo concordato con gli anziani la costruzione di una scuola di quattro classi». Solo maschile, certo, perché dopo 9 anni di presenza internazionale, l’obbiettivo non è più quello di cambiare la mentalità, ma solo di convincere la gente che è più conveniente stare con Karzai e l’Occidente piuttosto che con il mullah Omar. La prima scuola «Maria Grazia Cutuli», quella a Maimanà, oggi non ha più assistenza internazionale diretta. La provincia è diventata troppo pericolosa per degli stranieri disarmati. La seconda sorgerà alle porte di Herat dove il Prt italiano è uno dei rari esempi di successo. «È solo una goccia, ma mi auguro che possa contribuire a riportare pace e sviluppo in questo Paese che mia sorella amava tanto» ha detto Mario Cutuli mescolando di nuovo il proprio dramma familiare con quello di una nazione intera. «Inshallah», a Dio piacendo, hanno replicato i notabili applaudendo.

Fonte: Il Corriere della Sera.

La ricostruzione di Herat

Il colonnello Emmanuele Aresu, comandante del primo reggimento artiglieria da montagna nonché del Prt italiano, ha parlato della ricostruzione nella regione Ovest dell’Afghanistan: ”la provincia di Herat, rappresenta, per la sua stessa storia, la capitale culturale ed economica dell’Afghanistan. Per questo motivo i numerosi interventi legati allo sviluppo hanno trovato da subito terreno fertile, non solo nella città ma anche nei 16 distretti che ne compongono la provincia.
Da sempre, importantissimo centro dell’agricoltura del paese, oggi si sta evolvendo nel principale cuore industriale dell’Afghanistan. In questa fase credo che l’Italia stia giocando un ruolo determinante attraverso il sistema per lo sviluppo che oggi vede la componente militare e la componente civile operare in coordinamento per la realizzazione di progetti congiunti. Il Prt, inoltre parallelamente ai progetti a medio e lungo termine, ha il compito e gli strumenti per interviene in maniera rapida e concreta ma soprattutto aderente ai bisogni più immediati della popolazione, che è e rimane sempre il nostro centro di gravità”.
Ma quali sono i progetti futuri e i settori nei quali si sta concentrando il lavoro del Prt e del Sistema Italia in generale? ”I settori vengono stabiliti insieme alle autorità provinciali e sono sempre legati a diverse aree d’influenza – ha spiegato il colonnello -: dallo sviluppo socio-economico al supporto diretto alle fasce più vulnerabili della popolazione. Un semplice esempio può dare il senso del lavoro che la Difesa e il ministero degli Esteri stanno sviluppando a Herat.
Poche settimane fa sono stati inaugurate due grandi strutture ospedaliere che serviranno un bacino di oltre due milioni di cittadini, sviluppate in piena collaborazione tra la componente militare del Prt (attualmente su base primo reggimento artiglieria da montagna) e quella civile con il proprio rappresentante della Farnesina e della Cooperazione italiana presente a Herat. Oggi questa collaborazione continua in settori delicati, come il supporto alla condizione delle donne. Stiamo costruendo, nel centro cittadino il women business center, un mercato che sarà interamente gestito da donne e dove verranno venduti prodotti di artigianato al femminile. Difesa ed Esteri, infatti, stanno continuando a fare sistema per il raggiungimento di risultati concreti e duraturi”.
”Una delle priorità che richiedono particolare impegno – ha sottolineato Aresu -, è anche quella della governance, ovvero della prassi di buon governo. Occorrono tempo e applicazione nel partecipare alle attività di routine delle istituzioni locali, fornendo consigli e assistenza, senza invadere però la sfera decisionale degli amministratori afgani. Lo sviluppo di una nuova classe dirigente, comunque, passa anche attraverso il ruolo e la fiducia da parte delle istituzioni che il Prt ha saputo guadagnarsi nel tempo”. Questa fiducia è la conseguenza della qualità del lavoro svolto, non solo in quanto struttura della Nato ma anche come Sistema Paese. ”Come ho già detto – ha concluso Aresu -, credo che l’aspetto principale che sta permettendo al Sistema Italia di accrescere la propria credibilità e la stima da parte del contesto internazionale, dipenda proprio dalla capacità di creare una struttura coordinata e collaborativa tra Difesa ed Esteri: i principali attori italiani della ricostruzione nella provincia di Herat”.

Fonte: MaE .

Afghanistan: una nuova scuola inaugurata dal PRT italiano

Nell’ambito del progetto di sviluppo del settore scolastico portato avanti in collaborazione con il Dipartimento dell’educazione della provincia di Herat, il Provincial Reconstruction Team italiano inaugura una nuova scuola a Seyawashan, un villaggio del distretto di Gozara, noto per i ripetuti attacchi perpetrati tempo addietro dagli insorti contro le forze di ISAF e che oggi, grazie alla costante presenza delle ANSF (Afghan National Security Forces) e di ISAF, gode di un sempre più stabile livello di sicurezza a tutto beneficio della popolazione.
La scuola, una struttura di 800 metri quadrati del valore di circa 90 mila euro realizzata grazie ai fondi messi a disposizione dal Ministero della Difesa, consta di dieci classi ed è dotata di tutti i servizi generali compreso un campo sportivo polivalente.
Alla cerimonia di inaugurazione, presente un gran numero di giovanissimi studenti, hanno preso parte il Comandante del Provincial Reconstruction Team, Colonnello Claudio Dei, il Governatore del distretto di Gozara, Ziayudeen Sharify, il rappresentante del governatore di Herat, Shaoobi Masoomi, il capo dipartimento dell’educazione di Herat, Azrat Ghulam Tanha, il vice Comandante provinciale dell’Afghan National Police, Colonnello Delewar Delewarsaha, numerose altre autorità ed elders locali.
Il Governatore di Gozara, Ziayudeen SHARIFY, ha ringraziato il Comandante del Provincial Reconstruction Team, Colonnello Claudio Dei, “per lo sforzo e l’impegno profuso dal contingente italiano a favore dello sviluppo e della ricostruzione del distretto di Gozara, in particolare nel settore dell’educazione, di fondamentale importanza per l’istruzione dei giovani studenti del distretto”.
In questi ultimi mesi, nel villaggio di Seyawashan – 15 chilometri a sud-est di Herat – è stato sviluppato un programma infrastrutturale riguardante, oltre alla costruzione della suddetta scuola, la ristrutturazione di un secondo edificio scolastico, la realizzazione di un importante tratto di strada (2 chilometri asfaltati e 14 chilometri in macadam), di un pozzo per l’approvvigionamento di acqua potabile e l’irrigazione dei terreni destinati alla coltivazione nonché il ripristino di alcuni fondamentali sottoservizi stradali per lo smaltimento delle acque.
“Tutte queste opere – ha confermato il Comandante del Regional Command West, Generale di Brigata Alessandro Veltri – continuano ad essere sviluppate per il soddisfacimento dei bisogni primari della popolazione e a consolidamento del rapporto di fiducia che la stessa oramai nutre nei confronti delle forze di ISAF e delle Afghan National Security Forces”.

Fonte: Ministero della Difesa.

La Cattolica ad Herat per l’istruzione femminile

L’infanzia a Kabul non esiste.
Il 60% dei bambini afghani, secondo dati Onu, lavora per strada con i genitori e non accede ad alcun tipo di istruzione.
La mancanza di istruzione nega un futuro di sviluppo a tutto il Paese e, in particolar modo, si riflette sulla condizione della donna. L’Università Cattolica di Milano, in collaborazione con la Regione Lombardia, ha siglato un accordo con l’ateneo di Herat per l’avvio di due progetti nel campo dell’istruzione proprio a favore delle donne. Una delle questioni centrali per lo sviluppo dell’Afghanistan, ma spesso per molti altri Paesi islamici e radicali, riguarda infatti la qualità della formazione di base e la capacità del sistema educativo di mantenere a scuola le donne.
Il primo progetto, quindi, mira a supportare la qualità del sistema educativo delle donne afghane attraverso la formazione del corpo docente e la consegna di 50 borse di studio per quelle famiglie che decideranno di far proseguire gli studi delle ragazze fino al diploma. Il progetto è stato attivato presso la scuola della Pace, nel villaggio di Tangi Gharo, costruita nel 2005 con fondi internazionali (450mila dollari il 20% dei quali stanziati dal Vaticano) e che oggi ospita circa 1000 alunni, di cui 300 bambine e ragazze. Il secondo prevede la realizzazione del corso universitario Solidarietà e Sviluppo Sociale rivolto agli studenti del terzo anno accademico delle facoltà Educazione e Lettere dell’Università di Herat. Il corso, finanziato dall’assessorato Solidarietà e Famiglia della Regione Lombardia, vuole focalizzare la questione delle donne e delle famiglie come attori di sviluppo cruciali per l’Afghanistan moderno e pacificato, perché attraverso la loro emancipazione familiare si può aprire la strada a un Paese pacificato e democratico. Quella svolta dal professor Marco Lombardi dell’Università Cattolica di Milano è la terza missione nel Paese e, come le prime due, si è avvalsa dell’assistenza del ministero della Difesa per l’aspetto logistico e per l’ospitalità in sicurezza in Afghanistan. La prima missione risale al luglio del 2009 e servì a prendere coscienza della situazione afghana. Nella sua ultima missione il professor Lombardi è stato accompagnato dal funzionario della Regione Lombardia Antonello Grimaldi e dalla presidente della Fondazione Fondiaria Sai Giulia Ligresti. Nel corso di questa terza missione è emersa la necessità di ulteriori sostegni alla società afghana. I prossimi progetti allo studio riguardano un corso universitario di giornalismo, un progetto dedicato alle docenti donne e la realizzazione di una biblioteca giuridica per la polizia afghana.
Perché, come tutti gli operatori internazionali dicono, bisogna ridare al più presto l’Afghanistan agli afghani.

Fonte: Corriere della Sera.

Continua ad Herat l’addestramento della Guardia di Finanza nei confronti dell’Afghan Border Police.

Il dieci gennaio u.s., presso la base di Camp “Arena” a Herat, si è concluso il 26° Corso di polizia di frontiera organizzato dalla Task Force “Grifo” della Guardia di Finanza nei confronti degli allievi della Afghan Border Police.
Durante la cerimonia, tenutasi alla presenza del Comandante del Regional Command West, Generale di Brigata Alessandro Veltri, del responsabile della Afghan National Police presso il Regional Training Center di Herat, Colonnello Mohammadi, e del responsabile del training per la 4^ Zona della Afghan Border Police, Tenente Colonnello Osman Khan, 17 agenti hanno ricevuto l’attestato di partecipazione al corso.
Il corso, al quale hanno già preso parte più di 500 agenti della polizia di confine afghana, è incentrato sulle tecniche avanzate di polizia e comprende lezioni teoriche e attività pratiche.
Nel suo discorso, il Comandante di Regional Command West ha evidenziato l’importanza dell’addestramento delle forze di sicurezza afghane in questo delicato momento delle operazioni di ISAF e il rilievo primario che tale attività assume nel contesto generale delle strategie tese allo sviluppo dell’Afghanistan.
Il Generale Veltri ha altresì sottolineato che “ogni sforzo sarà profuso dal Regional Command West nella costante attività di cooperazione con le autorità afghane per meglio comprendere i bisogni del popolo afghano ed intervenire per trovare le più idonee soluzioni a tali criticità, sempre e comunque in pieno accordo con gli stessi”.

Fonte: Ministero della Difesa.

Herat: il Contingente italiano a sostegno del centro femminile per rifugiati.

Nell’ambito delle attività svolte dal Provincial Reconstruction Team italiano in favore della popolazione afghana che vive nella provincia di Herat, è stata effettuata oggi una significativa donazione di materiali di primaria necessità presso il Centro femminile per rifugiati del distretto di Injil.
All’attività hanno presenziato il Comandante del Regional Command West – Generale Alessandro Veltri – ed il Comandante del PRT, Colonnello Claudio Dei, i quali hanno donato alla Direttrice del centro, la signora Lailome’, coperte, farina e riso, quaderni, zainetti e vario materiale di cancelleria.
Nel corso del suo intervento, il Generale Veltri ha sottolineato che ogni “sforzo da parte di ISAF sarà sempre volto a garantire la sicurezza nei confronti della popolazione, dare impulso all’opera di ricostruzione e sviluppo della regione anche attraverso il costante e mirato soddisfacimento di tutte le esigenze di carattere assistenziale a favore delle persone maggiormente bisognose”.
Alla donazione era presente anche il Capo Dipartimento per gli Affari Sociali della provincia di Herat, il signor Chishti il quale, nel corso del suo intervento, ha ringraziato il Generale Veltri “per questa ennesima, importante donazione. Non è la prima volta che i militari del contingente italiano intervengono per sostenere questo centro in cui le donne che vi sono ospitate vivono in una condizione di estremo disagio”.
Il centro, che ospita circa 120 rifugiati tra donne e bambini, è stato realizzato dal Provincial Reconstruction Team nel 2008, nell’ambito del processo di ricostruzione e sviluppo del Dipartimento per gli Affari Sociali.

Fonte: Ministero della Difesa.