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La ricostruzione di Herat

Il colonnello Emmanuele Aresu, comandante del primo reggimento artiglieria da montagna nonché del Prt italiano, ha parlato della ricostruzione nella regione Ovest dell’Afghanistan: ”la provincia di Herat, rappresenta, per la sua stessa storia, la capitale culturale ed economica dell’Afghanistan. Per questo motivo i numerosi interventi legati allo sviluppo hanno trovato da subito terreno fertile, non solo nella città ma anche nei 16 distretti che ne compongono la provincia.
Da sempre, importantissimo centro dell’agricoltura del paese, oggi si sta evolvendo nel principale cuore industriale dell’Afghanistan. In questa fase credo che l’Italia stia giocando un ruolo determinante attraverso il sistema per lo sviluppo che oggi vede la componente militare e la componente civile operare in coordinamento per la realizzazione di progetti congiunti. Il Prt, inoltre parallelamente ai progetti a medio e lungo termine, ha il compito e gli strumenti per interviene in maniera rapida e concreta ma soprattutto aderente ai bisogni più immediati della popolazione, che è e rimane sempre il nostro centro di gravità”.
Ma quali sono i progetti futuri e i settori nei quali si sta concentrando il lavoro del Prt e del Sistema Italia in generale? ”I settori vengono stabiliti insieme alle autorità provinciali e sono sempre legati a diverse aree d’influenza – ha spiegato il colonnello -: dallo sviluppo socio-economico al supporto diretto alle fasce più vulnerabili della popolazione. Un semplice esempio può dare il senso del lavoro che la Difesa e il ministero degli Esteri stanno sviluppando a Herat.
Poche settimane fa sono stati inaugurate due grandi strutture ospedaliere che serviranno un bacino di oltre due milioni di cittadini, sviluppate in piena collaborazione tra la componente militare del Prt (attualmente su base primo reggimento artiglieria da montagna) e quella civile con il proprio rappresentante della Farnesina e della Cooperazione italiana presente a Herat. Oggi questa collaborazione continua in settori delicati, come il supporto alla condizione delle donne. Stiamo costruendo, nel centro cittadino il women business center, un mercato che sarà interamente gestito da donne e dove verranno venduti prodotti di artigianato al femminile. Difesa ed Esteri, infatti, stanno continuando a fare sistema per il raggiungimento di risultati concreti e duraturi”.
”Una delle priorità che richiedono particolare impegno – ha sottolineato Aresu -, è anche quella della governance, ovvero della prassi di buon governo. Occorrono tempo e applicazione nel partecipare alle attività di routine delle istituzioni locali, fornendo consigli e assistenza, senza invadere però la sfera decisionale degli amministratori afgani. Lo sviluppo di una nuova classe dirigente, comunque, passa anche attraverso il ruolo e la fiducia da parte delle istituzioni che il Prt ha saputo guadagnarsi nel tempo”. Questa fiducia è la conseguenza della qualità del lavoro svolto, non solo in quanto struttura della Nato ma anche come Sistema Paese. ”Come ho già detto – ha concluso Aresu -, credo che l’aspetto principale che sta permettendo al Sistema Italia di accrescere la propria credibilità e la stima da parte del contesto internazionale, dipenda proprio dalla capacità di creare una struttura coordinata e collaborativa tra Difesa ed Esteri: i principali attori italiani della ricostruzione nella provincia di Herat”.

Fonte: MaE .

Cooperazione: strutture per i disabili libanesi

La Cooperazione Italiana e l’Ambasciata d’Italia in Libano insieme all’Ong Vis hanno inaugurato oggi 14 maggio, alla presenza di Rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, del Ministero dell’Energia e dell’Acqua e della ONG locale “Arc En Ciel”, un sistema solare termico di riscaldamento della piscina di Halba – citta’ che si trova nel nord del paese a circa 112 km da Beirut – attrezzata per soggetti diversamente abili, e un laboratorio per la fabbricazione di stampelle, treppiedi e strumenti ortopedici in alluminio.
Le due iniziative rientrano nell’ambito del progetto “Investire nella gioventù in Libano attraverso un percorso integrato che ne valorizzi le potenzialità e promuova l’inserimento sociale e professionale”, finanziato dal Governo Italiano all’interno del Programma di Emergenza ROSS per un valore di 490.000 Euro con un co-finanziamento della Provincia Autonoma di Bolzano di 8.000 Euro ed implementato dalla ONG VIS.
Obiettivo del progetto e’ quello di promuovere l’investimento sui giovani in Libano, in particolar modo su coloro che appartengono ai gruppi più svantaggiati, attraverso il loro inserimento nel mondo del lavoro e attraverso interventi (corsi di formazione in energia rinnovabile, ed in particolar modo nel settore dell’energia solare e interventi di promozione di attività generatrici di reddito gestite da giovani) che abbiano un impatto tangibile e durevole nel loro processo di crescita individuale e professionale. Il progetto mira inoltre a facilitare il confronto dei giovani provenienti dalle fasce più vulnerabili del Paese in un’ottica di dialogo interconfessionale e di promozione di una cultura di rispetto e tolleranza reciproca. Grande attenzione e’ stata posta sulle tematiche del rispetto dell’ambiente e sull’importanza dell’utilizzo delle energie rinnovabili.

Fonte: MaE

Hariri ringrazia l’Italia per il suo ruolo e l’impegno nell’ Unifil

Un ringraziamento all’Italia ‘’per lo storico ruolo cruciale svolto nei confronti del Libano’’ e’ stato fatto dal premier libanese Sasd Hariri dopo il suo colloquio con il premier italiano, Silvio Berlusconi. Hariri, in particolare, ha fatto riferimento al 2006 quando l’Italia ospitò la conferenza diplomatica che aprì ‘’la strada alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1701’’ che pose fine alla guerra di 34 giorni con Israele. Il premier libanese ha anche espresso ‘’profonda gratitudine e apprezzamento al premier e al popolo italiano che ha accettato di inviare piu’ di 2000 uomini e donne per prendere parte alla missione Unifil’’ che, ‘’sotto la guida italiana ha svolto un ruolo centrale nell’assistere le nostre forze armate a mantenere calma e stabilita’ al nostro confine mediorientale’’.

Berlusconi ha rivolto al premier libanese, ‘’un augurio di cuore per il proseguimento del suo governo’’, ed ha ribadito pure l’assicurazione di una vicinanza dell’Italia anche attraverso lo sviluppo dei nostri rapporti culturali e commerciali: ho assunto l’impegno di operare anche un supporto all’economia di quel Paese che sotto la guida di Hariri non ha sofferto della crisi mondiale ma anzi ha avuto una crescita di oltre l’8%’’, ha detto il Presidente del Consiglio. ‘’L’Italia e’ il secondo esportatore dopo la Cina di prodotti in Libano, Paese che ha superato frangenti difficili – ha aggiunto Berlusconi – ma che, come dimostrano i conti, sta ritornando ad essere un Paese che progredisce e che, una volta tornata la pace nella regione, può puntare ad accrescere il suo livello di benessere, sicurezza e prosperità’.

Sul processo di pace in Medioriente Hariri ha detto di ‘’apprezzare’’ le dichiarazioni di Silvio Berlusconi al vertice della Lega araba lo scorso marzo, quando ‘’con forza e passione ha lanciato un appello per un progresso credibile verso una pace giusta e globale e affinché la comunità internazionale lo ponga come priorità’’.

Il premier libanese prima del colloquio con il presidente del Consiglio era stato ricevuto dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, assistito dal Ministro Franco Frattini.

Fonte: MaE.

L’Italia in Libano: documentario.

Una presenza che ha radici antiche, sancita da un’amicizia solida e duratura. La presenza italiana in Libano nella sua componente sia militare che civile, è apprezzata da tutta la popolazione e rappresenta un importante sostegno per il consolidamento della stabilità e della sicurezza del paese.

A svolgere un ruolo fondamentale in questo percorso è l’Unifil – di cui l’Italia ha avuto il comando, con apprezzamenti unanimi, fino al gennaio 2010 – che contribuisce a garantire il mantenimento degli equilibri in questo periodo di transizione successivo al conflitto del 2006 con Israele e a fornire assistenza alla popolazione civile. Un lavoro che si affianca a quello prezioso realizzato dalla Cooperazione italiana con progetti finanziati dal MAE ed eseguiti in collaborazione con ONG italiane e locali.

Il Servizio Stampa, nell’ambito della collaborazione con Class CNBC, ha realizzato, grazie alla preziosa assistenza del Comando Unifil e del’Ambasciata d’Italia a Beirut, un documentario che vuole offrire una fotografia del lavoro che ogni giorno la Cooperazione italiana, l’Ambasciata e i militari italiani svolgono sul territorio libanese in vari settori: economico, sociale, sanitario, ambientale, culturale.

Per visionare i filmati: http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/ArchivioNotizie/Approfondimenti/2010/02/20100226_Libano.htm .

Fonte: MaE.

Due progetti ETF per l’istruzione e la formazione in Libano

Al via in Libano attraverso la Fondazione europea per la formazione professionale (ETF) con il finanziamento della Direzione Generale per la Cooperazione allo sviluppo del Mae (DGCS) due progetti che, nell’arco di un triennio, servono a potenziare e consolidare il sistema d’istruzione pubblica legato al mercato del lavoro nonche’ a sviluppare la formazione imprenditoriale.
I progetti saranno illustrati,oggi, alla stampa dal Ministro Franco Frattini che nella sede di Torino dell’ETF incontra il direttore della Fondazione europea Madlen Serban. A Torino, il rappresentante italiano nel Consiglio di amministrazione di ETF, Alberto Cutillo firmera’, per parte italiana, il nuovo accordo di sede proposto dall’ETF, a fine 2007.

Il governo libanese si trova ad affrontare numerose sfide nel prossimo futuro, tra cui quella relativa alla situazione del mercato del lavoro e quella della scarsa qualitia’ del sistema d’istruzione pubblico. Per sostenere la politica di sviluppo del capitale umano attraverso la modernizzazione del settore dell’istruzione, l’ETF, con i progetti, finanziati dalla DGCS, si propone di contribuire alla definizione e all’istituzione di un sistema di qualificazione nazionale in grado di integrare le diverse iniziative attualmente intraprese dalle principali istituzioni libanesi.
I destinatari del progetto sono il Ministero dell’Educazione e della Formazione Superiore, il Ministero della Formazione Tecnica e Professionale, il Centro di ricerca e Sviluppo Pedagogico, l’Agenzia per l’Occupazione, le associazioni di categoria, il settore privato e le parti sociali. La stessa iniziativa progettuale e’ finalizzata altresi’ a sostenere l’introduzione di una cultura dell’imprenditorialità’ e delle qualifiche imprenditoriali quali competenze essenziali nella strategia libanese in materia di istruzione, facendo particolare riferimento ai piani di studi, alla formazione degli insegnanti e alla gestione degli istituti scolastici. I beneficiari del progetto sono i Ministeri dell’Educazione, del Lavoro e dell’industria, gli istituti scolastici, le organizzazioni delle imprese e dei lavoratori e gli altri gruppi di interesse non governativi.

La Fondazione europea ETF e’ un’agenzia dell’Unione europea, istituita nel 1990 ed ha sede a Torino.
L’ETF, il cui personale italiano rappresenta il 40% circa del personale complessivo (49 unita’) impiegato dalla Fondazione, assiste i paesi in transizione e in via di sviluppo per un miglior ed efficace utilizzo delle proprie risorse umane nell’ambito di un potenziamento dei sistemi di istruzione, formazione e mercato del lavoro. Sotto l’impulso soprattutto italiano l’ETF si sta interessando in maniera crescente agli aspetti della formazione del capitale umano legati alla migrazione. Uno dei progetti finanziati dalla DGCS in Egitto mira ad ‘’allineare’’ i percorsi formativi di quel Paese con le esigenze dei Paesi europei di manodopera qualificata, in modo da facilitare l’incontro della domanda e del’offerta di lavoratori.

Fonte: MAE.

Frattini: la nostra sede resta aperta. Una scossa alla sonnolenta Europa.

Due paesi europei chiudono le ambasciate a Sana’a in ordine sparso, senza consultarsi con gli altri 25. Sorprendente.
E curioso che Franco Frattini telefoni ai suoi colleghi arabi sentendosi dire: «Sei il primo che ci chiama».
Il ministro degli Esteri ha appena dato una scossa a Bruxelles e racconta cosa sta accadendo nella sonnolenta Europa.
«I fatti delle ultime ore dimostrano che nello Yemen si gioca per l’Europa il primo test di credibilità dopo l’approvazione del Trattato di Lisbona, su una delle sfide più delicate, il terrorismo».

Che non riguarda certo solo gli Usa.
«E’ evidente che gli obiettivi dei terroristi includono certamente l’Eurona. La nostra sicu rezza èin gioco, non solo quella degli americani».

L’ambasciata britannica a Sana’a è stata chiusa, poi quella francese…
«Il primo messaggio politico è imporre un coordinamento europeo immediato. Queste non sono decisioni che un paese Ue può prendere senza consultarsi, se non altro perché se si chiudono un certo numero di ambasciate europee, quelle che restano aperte sono ovviamente più esposte. Ho assunto l’iniziativa di chiedere un’immediata riunione sul tema. Ho parlato con la signora Asbton che ha condiviso la richiesta: ci vedremo venerdì 8 gennaio a Bruxelles, il Comitato operativo di sicurezza discuterà le decisioni da prendere».

Ma i francesi si sono accorti che la Ue ha un ministro degli Esteri comune?
«Sono decisioni che vanno ricondotte allo spirito del Trattato di Lisbona. C’è un nuovo ministro degli Esteri che non ha ancora convocato alcuna riunione e che, a mio avviso, avrebbe potuto portare la questione all’attenzione di tutti. La decisione francese è stata presa sulla base di elementi che non conosco: se vi era una minaccia di attentato all’ambasciata, questo avrebbe giustificato la chiusura».

L’ambasciata italiana resta aperta?
«Si, continuerà a operare in una cornice di sicurezza, Abbiamo chiesto un rafforzamento delle misure di sicurezza esterne e ho dato disposizioni per interventi di ristrutturazione interni».

«Ho ritenuto di consultare , sentendo due delle persone che hanno il maggior peso se si parla di Yemen: il capo della Lega araba, Moussa, e il principe Al Faisal, ministro degli Esteri saudita. Entrambi condividono la mia visione sulla necessità che l’Europa entri in azione e siamo d’accordo che per lo Yemen non occorre una soluzione che affronti solo il tema terrorismo ma anche il problema di come prevenire che vi si stabiliscano gruppi terroristici. Serve una riconciliazione nazionale interna allo Yemen, dove operano gruppi estremisti al Nord anti sauditi e autonomisti al Sud, L’Europa può avere un ruolo ma bisogna garantire la leadership araba».

Cosa fare?
«Tre cose: far sentire il sostegno della comunità internazionale al governo yemenita. Giusto è stato invitare lo Yemen alla conferenza di Londra del 28 gennaio».

Avete pensato già a qualche proposta?
«Proporremo di costituire un gruppo di amici dello Yemen , come abbiamo fatto per Pakistan e Afghanistan. Paesi che hanno bisogno di sostegno politico ed economico, Gli Stati Uniti già contribuiscono generosamente, e anche l’italia è pronta a ulteriori contributi.
Già sosteniamo la fornitura di una rete satellitare per il controllo antipirateria».

La seconda cosa?
«Serve uno stretto concerto con gli Usa. Il 25, tre giorni prima di Londra, avrò un bilaterale con la signora Clinton a Washington. Credo dovremo fare un appello a tutti i paesi democratici del mondo di collaborare contro il terrorismo. Bisogna ridare vita in Europa a quel piano europeo antiterrorismo che fu varato dopo le bombe di Londra: lo promossi quando ero commissario europeo nel 2005 e purtroppo è finito in un cassetto. I terroristi hanno scoperto nuove stra de, nuovi esplosivi pi sofisticati che sfuggono ai metal detector, bisogna prendere contromisure».

E poi ci sono gli arabi, «Un raccordo forte col mondo arabo è un’assoluta necessità, La Lega araba è estremamente preoccupata. Quando scopriamo che un gruppo che si riferisce ad al Qaeda nvendica il sequestro dei nostri concittadini in Mauritania, ecco la linea del terrore: va dal deserto del Mali, passa per il como d’Africa attraversa il mare e arriva allo Yemen».

I problemi della sicurezza sono in primo piano. Basta guardareii caos negli aeroporti.
«Bisogna riprendere gli scambi e il coordinamento tra intelligence sui passeggeri del traffico aereo, salvaguardando il diritto alla privacy. Nel 2005 approvammo la conservazione dei dati del traffico telefonico nello spazio Ue per due anni. Non delle conversazioni, ma l’elenco delle chiamate, momento e luogo. Fu grazie a questo che venne arrestato a Roma uno degli attentatori fuggito da Londra».

Fonte: Il Messaggero.