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La classe politica merita il sacrificio dei nostri soldati?

In questo 4 novembre, voglio lasciarvi questo post, con due interventi di Gianfranco Paglia. Perché dei militari troppo spesso si parla a vanvera, con stereotipi da commedia di bassa lega o dipingendoli come i più affamati dei mercenari.

Intervento completo dell’On. Paglia sull’informativa del Ministro della Difesa sui tragici fatti avvenuti in Afghanistan.

“Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, non entrerò nello specifico su quanto è accaduto sabato perché il Ministro è stato abbastanza chiaro. Purtroppo i soldati cercano di costruirsi il loro destino, però quando ti è avverso è praticamente impossibile resistere.
Venendo ai temi, inizio dal munizionamento. Non capisco le tante polemiche strumentali da parte dell’opposizione, perché qui non si sta parlando di andare a bombardare, come è già avvenuto nel Golfo e in Kosovo, qui si sta chiedendo di aumentare la capacità operativa dei nostri aerei, dei nostri soldati e della nostra missione. Qui si sta chiedendo di avere l’opportunità, se sotto attacco, di poter chiamare i nostri aerei ad intervenire e a bonificare l’area. Vorrei ricordare ai colleghi dell’opposizione che quando ti sparano addosso, i secondi di tempo sono fondamentali: un secondo in più o in meno ti può salvare la vita e dover aspettare l’invio di aerei non italiani, ma di altri contingenti è una perdita di tempo.
Io andrei oltre, signor Ministro, perché non è armando gli aerei AMX che risolviamo il problema dei nostri soldati. Io valuterei con molta attenzione un ulteriore invio di elicotteri, che più si sposano con la missione stessa, un maggior numero di uomini, non solo di addestratori, ma anche di combat per avere un maggior controllo dell’area ed intensificherei l’intelligence perché non ci possiamo nascondere dietro a un dito: se vogliamo vincere e portare a casa un risultato dobbiamo integrare il nostro contingente.
Sulla durata della missione sarei molto, molto cauto, in quanto la Somalia insegna: nel 1995 le Nazioni Unite sono praticamente scappate da Mogadiscio e a distanza di tempo abbiamo constatato che è diventata la più grossa base terroristica al mondo e in Afghanistan non possiamo correre questo rischio, anche perché dimostreremmo che i nostri soldati sono morti invano.
Un’ultima nota polemica: in questo periodo mi sono chiesto spesso se la classe politica meriti il sacrificio dei nostri soldati e obiettivamente vedere i banchi di quest’Aula così vuoti conferma i miei dubbi. Però, ho una certezza che mi accompagna da 17 anni: è quella che ridare il saluto, il sorriso ad un bambino martoriato dalla guerra vale sicuramente il sacrificio di un soldato italiano; quindi continui così, signor Ministro.”

Fonte: www.gianfrancopaglia.it .

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Naja breve incostituzionale, il partito dei militari: disparità fra il personale di leva e i professionisti

Figli della lupa, Balilla, Avanguardisti o Giovani Fascisti? In attesa che il Governo risponda all’interrogazione del deputato radicale Maurizio Turco, che ritiene incostituzionali alcune norme che introducono una “disparità fra il personale di leva e i professionisti”, il Ministro della Difesa Ignazio La Russa se la gode: i primi esperimenti di ferma breve hanno dato, secondo lui, risultati esaltanti.
Il Ministro sostiene che qualcuno degli ottomila giovani che hanno indossato o indosseranno per tre settimane la divisa per farsi quattro o cinque “pompate” con i professionisti del settore presto faranno parte della spina dorsale dell’Esercito. Una vertebra, insomma.
Dichiarazioni contestate perfino dagli gli antichi “marmittoni” che hanno risposto alla chiamata di leva fino al fatidico luglio 1995: anche loro sanno che “sta naia” brevissima non serve neppure per capire come si smonta e si rimonta lo schioppo, lanciare la solita SRCM (ma si usano ancora?), fare il cubo o annodarsi le scarpe senza che all’esterno si noti il fiocco. Tutto bello, comunque, se le scampagnate dei guerrieri in erba non costassero “euro 6.599.720 per l’anno 2010, euro 5.846.720 per l’anno 2011 ed euro 7.500.000 per l’anno 2012”, recita l’articolo 5 della legge numero 122 approvata il 30 luglio 2010.
Tremonti tace.
Non se la sentono di tacere però Luca Comellini, il segretario del partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm) e gli esponenti radicali che hanno firmato insieme a Maurizio Turco, deputato e cofondatore del PdM, un’interrogazione con la quale si chiede al Ministro “se non ritenga di dover sospendere lo svolgimento dei corsi citati in premessa al fine impedire che si possano verificare situazioni di illegittimità, ovvero penalmente rilevanti, con grave pregiudizio per l’istituzione militare o i suoi appartenenti, ivi compresi i frequentatori dei corsi”. Un argomento scottante che ha interessato anche Radio Radicale.
Cos’è successo?
Sembra che le norme succitate da un lato attribuiscono ai giovani volontari “lo status di militare e dall’altro non gli assicura alcuna delle tutele e della garanzie offerte dall’ordinamento militare al personale in servizio permanente”, spiega Comellini. Il che creerebbe, difatti, “oggettive situazioni di disparità” tra i soldati professionisti e i soldati di leva. Per Comellini è evidente che il Ministro La Russa, nell’eccitazione di “poter avviare la sua restaurazione dei Campi Dux, cogliendo l’occasione del voto di fiducia posto sulla manovra finanziaria approvata prima della pausa estiva, non ha attentamente valutato i molteplici aspetti negativi e sulle imprevedibili conseguenze che potrebbero ricadere sia sulle forze armate sia sui giovani naia”.
Ad ognuno il suo giocattolo.
Solo che il giocattolo costruito dal duo Gelmini-La Russa per avvicinare i ragazzi delle scuole superiori all’esercito costa, come detto, 20 milioni di euro.
L’obiettivo è chiaro: si vuole aumentare la base di ricambio, perché costa meno far firmare una ferma breve che consolidare la professione di chi già ha giurato fedeltà all’Italia: avere dei professionisti a tempo pieno costa troppo, meglio avere gente nuova piuttosto che raffermare la posizione dei precari che sono in servizio. La Russa, però, continua a credere che per temprare i giovani italiani sia necessaria un’esperienza atletico-culturale militare. Così qualche settimana fa è andato a seguire le gesta dei “Fulmini”, il plotone che a Sabaudia ha esordito nella mini – leva. “La vicenda è ridicola solo all’apparenza perché potrebbe essere il prologo del ripristino del servizio di leva obbligatorio, in controtendenza rispetto a tutto quello che accade in Europa”, ha commentato Turco. Un altro rischio vero è che questo caos possa fare il gioco della Lega Nord che più volte ha sostenuto necessario istituire “un servizio militare federale” dove i “nordisti possano vivere separati dai sudisti”. Soluzioni che “lasciano il tempo che trovano”, ha spiegato ancora Turco.
Qualche dubbio sull’utilità della mini–naia, ma con qualche importante distinguo rispetto all’esponente radicale, lo pone anche Andrea Margelletti, il presidente del Centro Studi Internazionali (Ce.S.I): “Tutto quello che può permettere ai cittadini giovani di conoscere meglio lo Stato e le sue diverse realtà è sempre un fatto positivo. Le forze armate, però, hanno un bilancio debolissimo: per questo ritengo che sarebbe meglio focalizzare le poche risorse a disposizione per dare ai nostri militari che tornano da Afghanistan, Libano, o ovunque siano, una migliore qualità di vita in Italia”, commenta Margelletti. Che sintetizza: “Le nostre caserme sono fatiscenti”. Lo studioso peraltro tiene a sottolineare che “i nostri soldati hanno l’equipaggiamento migliore di tutti i reparti utilizzati nei teatri di guerra, ed eccezione, è ovvio, degli americani”.

Fonte: Tiscali Interviste.

Isole, previsioni meteo e felpe: la Difesa vende i suoi gioielli.

Al mercato la bancarella più ricca sarà quella della Difesa. Ci sarà di tutto, ogni ben di Dio: qui si venderanno mappe e carte e anche fotoriproduzioni satellitari; lì saranno ceduti al miglior offerente i servizi meteorologici; più giù ci sarà il settore abbigliamento: felpe, tute, giacche, maglioni, pantaloni, cappelli, tutto griffato “Esercito” o “Marina” oppure “Aeronautica”; per i contratti importanti è pronta un’area riservata, dove poter affittare cose grosse: intere caserme, interi depositi, interi poligoni; e poi ancora, fari, arsenali, addirittura isole.
Non stiamo scherzando. Abbiamo preso a prestito l’idea della bancarella per far capire che la Difesa sta allestendo un grande mercato con i suoi “prodotti”. Non proprio su una bancarella, ma insomma cambia poco. Ciò che conta, come in ogni mercato, è il concetto: la messa in vendita di un bene per ricavarne un utile.
La Difesa si è decisa a questo passo qualche tempo fa. Avendo scoperto di possedere una ridondanza di beni, molti dei quali divenuti disutili e ingombranti, ha deciso di sbarazzarsene vendendoli o affittandoli. Ma qui ha trovato il primo ostacolo: un Ministero, infatti, non può fare cassa. I proventi delle eventuali cessioni dei beni della Difesa sarebbero andati al Ministero del Tesoro che avrebbe messo il ricavato a fattor comune, girandone solo una piccola percentuale (il 20 per cento) all’amministrazione della Difesa. Era dunque necessario trovare un sistema che sanasse il corto circuito e che permettesse di far finire nelle casse della Difesa e solo lì tutto il ricavato della cessione dei beni della Difesa.
E’ nata così la “Difesa servizi Spa”, primogenita delle Spa “ministeriali” e Musa ispiratrice della ormai famosa “Protezione civile Spa”, che però divergeva completamente dal modello originale essendo stata concepita per spendere e non per incassare e che comunque è stata abortita ancor prima di nascere.
Lasciamo ora che a spiegarci che cos’è la “Difesa servizi Spa” sia l’uomo che ne è stato l’inventore, ovvero il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto: «La “Difesa servizi Spa – dice – è un soggetto che nasce con la finalità di fatturare per incassare, trasformando un tipico soggetto di spesa, il Ministero, in un’entità capace di produrre valore aggiunto».
Vediamo come funzionerà. Le tipologie d’intervento per fare cassa sono, come si diceva, molteplici. Il sottosegretario Crosetto, mentre ci parla, ha davanti alla scrivania due enormi pannelli dell’Arsenale di Venezia: la Biennale ha richiesto di poterne utilizzare una parte per ospitare le mostre d’arte. Dunque, nella nostra ricognizione, partiamo proprio dall’Arsenale. Dice Crosetto: «Gli arsenali e non solo quello di Venezia, che è di grande pregio storico, hanno i bacini vuoti sei mesi all’anno. Perché tenerli vuoti? Abbiamo pensato allora di affittarli alle industrie cantieristiche, che non sanno dove andare a fare manutenzione delle imbarcazioni».
Visto che siamo a Venezia, continuiamo con Venezia: «L’Isola di Sant’Andrea – dice Crosetto – è un ex idroscalo ora solo parzialmente occupato da una piccola guarnigione di Lagunari. Potremmo farne un porto per yacht, uno dei più belli del mondo. Ne ho già parlato a Cacciari e Galan, sono entusiasti dell’idea». Crosetto è un fiume in piena e non si ferma più: «L’ospedale militare del Celio sta tutto sulle spalle dell’Esercito ma non è che i pazienti siano solo militari, anzi. Abbiamo allora pensato di fare delle convenzioni con la Regione, come avviene per le cliniche private». Poi i marchi. Spiega il sottosegretario: «Da un po’ di tempo in qua è tutto un fiorire di magliette targate “Aeronautica militare” o di giacconi con lo stemma della Marina o di giubbotti dell’Esercito. Vanno molto di moda, i giovani le comprano ma le Forze armate dalla cessione del proprio marchio non hanno incassato il becco di un quattrino. Bisognerà aggiustare il tiro». Altro servizio famoso, graziosamente ceduto agli utenti, è quello meteorologico dell’Aeronautica militare: «Non è giusto fornirlo gratis», dice Crosetto. Così come non è giusto fornire gratis tutte le decine e centinaia di mappe e carte geografiche prodotte dagli Istituti geografici militari: «Bisognerà trovare loro un mercato, d’ora in poi», sempre Crosetto. Perfino i poligoni militari potrebbero essere sfruttati meglio: «Potremmo permettere di utilizzarli anche alle Forze armate di altri Paesi – dice il sottosegretario – Così ammortizzeremmo i costi».
Questo è dunque il grande progetto che dovrà gestire la “Difesa servizi Spa” quando, tra qualche settimana, sarà pienamente operativa con un consiglio d’amministrazione bell’e formato.
Della vendita delle caserme, che rappresentano il bene più cospicuo da mettere sul mercato, se ne occuperà invece direttamente il Ministero. E’ di una settantina, su tutto il territorio nazionale, la prima tranche delle caserme da dismettere. A Roma ne sono già state individuate sette. A Milano sarà venduta la “Montebello”, a Torino la “La Marmora”, alla Spezia il forte Cavour (e c’è anche una mezza idea di affittare l’isola Palmaria), a Bologna la “Tagliamento” e a Firenze la “Cavalli”.
A Roma sotto la mannaia delle dismissioni andranno sicuramente l’ex deposito di carburanti di Vitinia, i magazzini dell’Aeronautica militare di Via del Porto fluviale e di Via Papareschi. Esiste insomma una grande urgenza di monetizzare. «Con la necessità di alloggi che c’è – conclude Crosetto – la Difesa mantiene 500 appartamenti vuoti perché non riesce a fare manutenzione. E sa perché non riesce? Perché i soldi dell’affitto vanno al Tesoro, che non li restituisce per la manutenzione. Questo non dovrà accadere più».

Fonte: Il Messaggero.

L’Aeronautica Italiana ed i bambini di Haiti

Il Ministro della Difesa Ignazio La Russa si è recato presso l’aeroporto di Pratica di Mare dove, ricevuto dal Gen. S.A. Carmine Pollice, Comandante della Squadra Aerea, ha accolto i bambini di Haiti e i loro familiari che sono stati trasportati in Italia, con un aereo dell’Aeronautica Militare, per ricevere cure mediche.

All’evento, organizzato in collaborazione con il Ministero dell’Interno, con la Protezione Civile e la Croce Rossa Italiana, erano presenti l’On. Roberta Angelilli, parlamentare europeo e delegata del Comune di Roma per i diritti dei minori, e il Commissario della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca, che ha accompagnato i bambini durante il lungo viaggio.

Fonte: Ministero della Difesa.

Case della Difesa per vedove e disabili

Grande svolta all’ultima sessione della commissione Difesa della Camera sul patrimonio immobiliare militare. Potranno rimanere nelle case della Difesa, dove già abitano da affittuari, vedove di militari, utenti con handicap, coloro che, avendo basso reddito, non potranno acquistare l’alloggio.
Solo a Roma questa condizione riguarda circa 650 famiglie.
Sparita quindi la strana «tutela a tempo» fissata nella prima stesura del nuovo regolamento sul Programma Pluriennale di riforma del patrimonio immobiliare militare, un piano da 5,7 miliardi di euro che prevede anche l’edificazione di 51.642 nuovi alloggi. Importante il cambiamento d’atteggiamento sui «Sine Titulo» che nel parere della commissione parlamentare vengono definiti «conduttori», eliminando riferimenti a termini come «abusivo» od «occupante». Rimangono dei punti oscuri: vedove e vedovi dei conduttori degli alloggi potranno rimanere alla morte del coniuge? Chi abita in appartamenti non compresi nell’attuale prima tranche di 3.131 unità da alienare, rischia lo sfratto immediato? Il risultato oggi è già unico, dopo dieci anni di stasi, con il parere favorevole di tutta la commissione e del Governo.
«È stata una scelta condivisa, frutto di un ampio lavoro di mediazione – dice l’onorevole Marcello De Angelis (Pdl), uomo «perno» delle trattative – Oltre a tante incongruenze, è stata eliminata la pagliacciata della tutela, limitata a 9 anni, dei conduttori più poveri: questi rimarranno per tutta la loro vita come affittuari dei nuovi proprietari o pagheranno un usufrutto anche rateizzabile. A regolamento approvato dovranno passare non più di 11 mesi per fare l’offerta d’acquisto a chi abita nelle case da alienare». Ben definiti gli utenti sotto tutela: ultra sessantacinquenni con reddito annuale (nel 2008) entro i 39.888,32 euro.
Eliminata quindi un’altra assurdità, il limite massimo di reddito a 22 mila euro imperniato su cifre copiate dalla legge sulla cartolarizzazione del 2001 dell’allora ministro Tremonti, dimenticandosi di rivalutarle secondo i termini fissati dallo stesso capo dicastero. Soddisfazione dal comitato Casadiritto degli utenti delle case militari. «Ringraziamo il Cocer, l’onorevole De Angelis, i membri della commissione – dice il presidente Sergio Boncioli – Forte apprezzamento per l’apertura del sottosegretario Crosetto. Auspichiamo presto un tavolo di lavoro con gli stessi Cocer e il sottosegretario. Da chiarire: l’individuazione degli elementi per riconoscere gli immobili di pregio; bloccare per il periodo del piano i recuperi coatti degli immobili visto che il programma è pluriennale e che verranno individuate altre tranche di case da vendere».
Confronto chiesto adesso, con forza, allo Stato Maggiore dai Cocer di Aeronautica, Esercito e Marina. Un alloggio classificato di pregio andrà all’asta: all’fittuario sarà chiesto se vuole acquistare, ma secondo l’esito della gara. Sugli sfratti rimane il dubbio sui conduttori di immobili non ancora alienabili: oggi potrebbero essere sfrattati e quindi non godere della possibilità di rimanere o di acquistare, perché non facenti parte della prima tranche di fortunati.

Fonte: Il Tempo.

Ministero della Difesa e F.I.A.B.A. insieme per abbattere le barriere.

Presso il Circolo Ufficiali delle Forze Armate di Palazzo Barberini, il Generale di Divisione Alessandro Montuori, Capo del IV Reparto dello Stato Maggiore della Difesa ed il Commendatore Giuseppe Trieste, Presidente del “Fondo Italiano Abbattimento Barriere Architettoniche” (FIABA), sottoscrivono un Protocollo d’Intesa che assicurerà una stretta collaborazione tra il Dicastero della Difesa e la FIABA nella diffusione della cultura delle pari opportunità e per l’eliminazione delle barriere architettoniche.

Il protocollo rappresenta un traguardo significativo per:
-la diffusione dei valori della diversità e dell’inclusione sociale e la rimozione di ogni tipo di barriera;
-stimolare gli organi preposti alla rigorosa osservanza della normativa esistente, incentivando anche studi ed approfondimenti in materia;
-promuovere iniziative ed eventi congiunti volti all’affermazione della cultura della diversità come ricchezza della società, con il coinvolgimento di istituzioni, cittadini e forze sociali.

All’evento hanno partecipato rappresentanti di tutte le articolazioni della Difesa interessate allo specifico argomento.

Fonte: Ministero della Difesa.

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