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La nuova fase della guerra somala

La morte del leader di Al Shabaab potrebbe rendere più facile la missione dell’Unione africana in Somalia.

Ma sui soldati dell’Amisom pesano gravi accuse di abusi sessuali.

Un articolo di Simon Allison per il Daily Maverick.

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Nuovamente a rischio le rotte del petrolio

Gli ultimi attacchi da parte dei pirati minacciano l’approvvigionamento di petrolio per i Paesi occidentali.
E si richiede a gran voce un pugno più duro sui controlli e la sicurezza.
Trovate i dettagli qui .

La classe politica merita il sacrificio dei nostri soldati?

In questo 4 novembre, voglio lasciarvi questo post, con due interventi di Gianfranco Paglia. Perché dei militari troppo spesso si parla a vanvera, con stereotipi da commedia di bassa lega o dipingendoli come i più affamati dei mercenari.

Intervento completo dell’On. Paglia sull’informativa del Ministro della Difesa sui tragici fatti avvenuti in Afghanistan.

“Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, non entrerò nello specifico su quanto è accaduto sabato perché il Ministro è stato abbastanza chiaro. Purtroppo i soldati cercano di costruirsi il loro destino, però quando ti è avverso è praticamente impossibile resistere.
Venendo ai temi, inizio dal munizionamento. Non capisco le tante polemiche strumentali da parte dell’opposizione, perché qui non si sta parlando di andare a bombardare, come è già avvenuto nel Golfo e in Kosovo, qui si sta chiedendo di aumentare la capacità operativa dei nostri aerei, dei nostri soldati e della nostra missione. Qui si sta chiedendo di avere l’opportunità, se sotto attacco, di poter chiamare i nostri aerei ad intervenire e a bonificare l’area. Vorrei ricordare ai colleghi dell’opposizione che quando ti sparano addosso, i secondi di tempo sono fondamentali: un secondo in più o in meno ti può salvare la vita e dover aspettare l’invio di aerei non italiani, ma di altri contingenti è una perdita di tempo.
Io andrei oltre, signor Ministro, perché non è armando gli aerei AMX che risolviamo il problema dei nostri soldati. Io valuterei con molta attenzione un ulteriore invio di elicotteri, che più si sposano con la missione stessa, un maggior numero di uomini, non solo di addestratori, ma anche di combat per avere un maggior controllo dell’area ed intensificherei l’intelligence perché non ci possiamo nascondere dietro a un dito: se vogliamo vincere e portare a casa un risultato dobbiamo integrare il nostro contingente.
Sulla durata della missione sarei molto, molto cauto, in quanto la Somalia insegna: nel 1995 le Nazioni Unite sono praticamente scappate da Mogadiscio e a distanza di tempo abbiamo constatato che è diventata la più grossa base terroristica al mondo e in Afghanistan non possiamo correre questo rischio, anche perché dimostreremmo che i nostri soldati sono morti invano.
Un’ultima nota polemica: in questo periodo mi sono chiesto spesso se la classe politica meriti il sacrificio dei nostri soldati e obiettivamente vedere i banchi di quest’Aula così vuoti conferma i miei dubbi. Però, ho una certezza che mi accompagna da 17 anni: è quella che ridare il saluto, il sorriso ad un bambino martoriato dalla guerra vale sicuramente il sacrificio di un soldato italiano; quindi continui così, signor Ministro.”

Fonte: www.gianfrancopaglia.it .

Somalia: il ruolo dell’Italia per la stabilita’ della regione

Ferma condanna ma anche un appello alla comunità internazionale ad affrontare con determinazione la sfida del terrorismo fondamentalista islamico Al-Shabaab anche per evitare gravi conseguenze nel Corno d’Africa: sono stati espressi dal Ministro Franco Frattini dopo il “vile attacco” terroristico all’hotel Muna di Mogadiscio.

L’Italia sostiene con convinzione l’azione dell’Unione Africana che con i suoi 6mila uomini di Amison combatte le milizie islamiche fondamentaliste per evitare il collasso delle istituzioni somale e per la stabilita’ della regione. Il governo italiano continuerà nella sua attività di assistenza al consolidamento delle strutture governativo-ministeriali somale e alla formazione delle forze di pubblica sicurezza, di polizia di frontiera e andando incontro ai bisogni della popolazione con aiuti umanitari e riattivando strutture ospedaliere della capitale.

Un milione di euro sono stati stanziati a favore delle forze di sicurezza somale mentre e’ in corso un programma di formazione di funzionari polizia di frontiera a cura della nostra Guardia di Finanza, ed è in fase di definizione un programma di addestramento in Kenya, tramite l’UA, di poliziotti somali a cura dei nostri Carabinieri. L’Italia e’ impegnata proprio in questi giorni in passi congiunti UE/USA/UA in numerose capitali, africane e non, per sollecitare aiuti per il rafforzamento di AMISOM e TFG.

L’ammontare complessivo dell’aiuto finanziario dell’Italia dal 2009 ad oggi in favore delle istituzioni transitorie somale è pari a 27,2 milioni di euro. Le somme gia’ erogate sono cosi’ ripartite: 4 milioni a favore delle forze di sicurezza somale; 5 milioni di euro a favore della missione di pace dell’Unione Africana (AMISOM); 1,7 milioni di euro a favore del Governo somalo (Ufficio Primo Ministro e Ministeri degli Esteri, dell’Interno, delle Finanze e della Sicurezza Nazionale); 8,3 milioni di euro di aiuti umanitari tramite le Agenzie ONU e sul canale dell’emergenza.
Nonostante la situazione d’instabilità politica e lo stato delle condizioni di sicurezza, la Somalia permane un Paese prioritario nell’azione della Cooperazione italiana. La Cooperazione ha, infatti, ritenuto opportuno assegnare la massima attenzione ad un Paese nel quale, alla fine del 2009, circa 3 milioni di individui necessitavano di assistenza umanitaria e gli sfollati erano circa 1,2 milioni, e verso il quale tra il 1981 ed il 2009 l’Italia ha elargito contributi a dono per un totale di circa 755 milioni di euro.

La strategia della Cooperazione italiana cerca di seguire il duplice approccio di fornire assistenza, da un lato, la popolazione, e sostenere, dall’altro, le fragili istituzioni governative, in coordinamento con gli interventi della comunità internazionale. Sul medio-lungo termine rilevano i due documenti programmatici, il Reconstruction Development Programme, redatto da UNDP e World Bank, ed il Joint Strategy Paper, redatto insieme ai membri più attivi della Commissione Europea in Somalia e con la Norvegia.

La Somalia è uno dei Paesi che beneficiano dei fondi del Decreto Missioni, in base al quale il Governo italiano autorizza iniziative di cooperazione in aree di crisi umanitaria e di conflitto; nel 2009 sono stati assegnati per Mogadiscio circa 5,5 milioni di euro. Quanto al 2010, le risorse finora deliberate sono state pari a circa 3 milioni di Euro e verranno utilizzate per iniziative che contribuiscono ad alleviare le criticità somale nei settori shelter, acqua, salute ed educazione.

Particolarmente significativa l’assistenza fornita dalla Cooperazione Italiana al sistema sanitario con la prosecuzione, tramite UNOPS, del sostegno a 12 ospedali in Somalia, distribuiti in Somaliland, Puntland e Somalia centro-meridionale, con l’obiettivo di contribuire alla fornitura di servizi e migliorare la disponibilità e l’accesso all’assistenza sanitaria nelle aree selezionate per la popolazione stanziale e sfollata.

Fonte: MaE.

G8 in Canada: lotta al terrorismo e la questione del disarmo

Terrorismo, non proliferazione e situazioni di crisi che minacciano la sicurezza internazionale. Sono questi i principali temi su cui si confronteranno, il 29 e il 30 marzo prossimi a Gatineau, in Quebec, i Ministri degli Esteri del G8 riuniti sotto la Presidenza canadese..
Il G8 Esteri di Ottawa sarà l’occasione, in tema di terrorismo, per fare il punto sull’Afghanistan, tra la Conferenza di Londra del gennaio scorso e la prossima, prevista a Kabul per l’inizio di giugno.
Ma anche sulla situazione in Yemen e Somalia, che vedrà il Ministro Franco Frattini aprire la discussione, in considerazione del ruolo propulsivo dell’Italia nella costituzione del gruppo ‘Friends of Yemen’, così come per la parte attiva svolta nelle riunioni dell’International Contact Group per la Somalia..
L’Italia, con la Presidenza del G8 nel 2009, ha dato forte impulso alla lotta al terrorismo (Vertice de L’Aquila, Ministeriale Esteri di Trieste, riunioni del Counter Terrorism Action Group-CTAG a Nairobi e a Sana’a) ed è stata il primo Paese ad evidenziare i rischi globali connessi con questo e con altri fenomeni destabilizzanti, dalla pirateria al contrabbando, ai traffici di armi, di droga e di esseri umani.
Per quanto riguarda la non proliferazione i lavori, in vista della Conferenza di Riesame del Trattato (TNP), vedranno la partecipazione del presidente della Conferenza, il filippino Libran Cabactulan e particolare attenzione sarà data alle specifiche situazioni di Iran e Corea del Nord. Sarà inoltre discusso il tema dell’annunciata firma dello Start 2 tra Usa e Russia, attesa per l’8 aprile prossimo.
Sul fronte dei colloqui sulle aree di crisi (“Security Vulnerabilities”), la Presidenza canadese ha deciso di riservare un’attenzione specifica al possibile contributo del G8 per rimediare alle “fragilità istituzionali” – foriere anche di effetti destabilizzanti per la sicurezza internazionale – ad Haiti, in America Latina e in Medio Oriente..

Fonte: MaE.

Mogadiscio fa paura ai Governi occidentali.

La conferenza ospitata a Kampala, in Uganda, dall’African Center for the Constructive Resolution of Disputes (ACCORD) ha tracciato un bilancio tragico e lucido della situazione in Somalia.

Sono passati due anni da quando le prime truppe dell’Unione Africana (UA) sono arrivate nel Paese con il mandato delle Nazioni Unite che ha approvato il dispiegamento di ottomila berretti verdi della missione di pace Amisom.
Ma il numero di soldati è ancora fermo a 5.500 unità e soltanto Uganda e Burundi hanno risposto alla richiesta di invio di truppe.

ACCORD è un’organizzazione sudafricana che si occupa di peacekeeping e risoluzione dei conflitti in Africa: ha inivitato a Kampala rappresentanti dell’UA, responsabili militari dell’Amisom e giornalisti internazionali per discutere del ruolo della missione.

Felix Kulayigye, portavoce delle forze armate ugandesi, ha detto di essere deluso del comportamento dei governi africani che non vogliono occuparsi del conflitto somalo: “Vogliono sapere cosa rischiano e cosa possono guadagnarci prima di mandare i soldati”, ha dichiarato.
La cattiva reputazione di Mogadiscio, dove la guerra va avanti da quasi vent’anni, è una delle cause che spingono i Paesi africani a evitare di implicarsi nel conflitto.
L’attentato avvenuto il 3 dicembre u.s. nella capitale somala, mentre a Kampala si svolgeva questo incontro, è stato un’ulteriore testimonianza del fatto che il Paese è estremamente instabile: l’esplosione ha causato la morte di quattro ministri del Governo federale di transizione del Presidente somalo Sheikh Sharif Sheikh Ahmed.
Durante la conferenza è stato criticato il ruolo della Nazioni Unite che non hanno mantenuto la promessa di far approvare entro il giugno scorso una risoluzione per l’invio dei loro soldati.
Ha suscitato polemiche anche la dichiarazione del segretario generale dell’ONU: Ban Ki-moon ha detto che la Somalia è troppo pericolosa per qualsiasi missione, scoraggiando l’ipotesi di un intervento nel Paese.

Anche nei governi del Malawi, del Mali, del Ghana e della Nigeria avevano promesso di spedire truppe in Somalia.
Poi la milizia islamista Al Shabaab ha minacciato di attaccare Kampala e Bujumbura, le capitali dei due Paesi che hanno già inviato soldati a Mogadiscio, e il processo si è interrotto.
Ken Abotsi, addestratore delle forze di pace in Nigeria, ha giustificato il comportamento di Abuja dicendo che la preparazine dei soldati nigeriani non sarebbe sufficiente a garantire dei risultati in Somalia.

Wafula Wamunyinyi, il rappresentate speciale dell’UA per la Somalia, oltre a condannare l’attentato di Mogadiscio, si è lamentato dell’ostilità della stampa locale nei confronti dei suoi funzionari. “Quando subiamo attacchi i giornali non fanno nessuno sforzo di difenderci e ci descrivono come nemici del popolo somalo”.
Finora sono morti più di 60 militari dell’Amison.
Ma la situazione fa pensare che questa cifra continuerà a crescere.

Fonte: Henry Owuor per “The Daily Nation”, Kenya.